Sabato scorso, al post-cresima, con i miei ragazzi abbiamo cercato un po’ di parlare della “felicità” e del “piacere” a causa di tutto quello che sta succedendo in Italia con tutte queste escort che entrano ed escono dai palazzi di potere. Facendo una distinzione chiara su cosa possa essere la felicità e su cos’è il piacere ho fatto un po’ parlare i ragazzi. Gli adolescenti fanno fatica a capire che le cose materiali ti danno solo un piacere momentaneo che non ti appaga mai: l’adolescente fa finta di non capire perché è sempre alla ricerca della felicità tramite le cose materiali ma appena tiri in ballo l’amicizia, l’amico che non ti cerca, o, la fidanzata che lo lascia, allora inizia a capire che una persona è felice, solo, se si sente amata o ama, e che le cose materiali non ti appagano mai. Ecco perché l’edonista è sempre infelice. Un uomo solo è sempre infelice se attorno non si sente amato, allora cerca la felicita nella ricerca del piacere. Ecco perché il tizio del consiglio, con la testa asfaltata, paga le troie per appagarsi di quel piacere momentaneo che a modo suo lo fa felice; ma l’indomani quando inizia a dialogare con il suo Io, capisce che ancora, c’è qualcosa in lui che lo fa sentire solo e infelice. Molti studiosi dicono che l’“infelicità” è come lo zero della matematica: annulla tutto ciò che si accoppia con lei, paragonata al nulla, secondo il posto che occupa, fa esplodere le cifre e le umilia. Invece, come dice Umberto Galimberti è “percorrendo i diversi scenari culturali che si impara che il mondo è un po’ più grande e aperto di quanto lo siano le cantine buie della nostra anima, dove l’infelicità si alimenta della sua solitudine e si nutre del rifiuto della comunicazione.” E’ vivendo la vita sotto casa e non guardando dalla finestra che si è felici. E’ non mettendo l’avere al di sopra dell’essere che si è felici. E’ mettendo l’“altro” al primo posto, amandolo, e relazionandosi con lui che ti rende felice.
mercoledì 26 gennaio 2011
martedì 4 gennaio 2011
ESKIMO
Pensandoci bene, l'abbiamo voluta noi, in Italia, la gente come Marchionne. Li abbiamo voluti noi questi governanti che ci stanno facendo sprofondare nel più scuro dei baratri mai visti nella storia della nostra repubblica. No, non è così, io non li ho voluti, però la democrazia dice che sono italiano e lo devo accettare. Sono italiano anche se mi vergogno di esserlo per colpa di gente come Berlusconi, Dell'Utri, Violante e D'alema. Mi hanno dato del bamboccione e per dimostrare che non lo ero ho fatto il mutuo, comprato casa e sono andata a vivere da solo. Mi stanno cancellando il mio contratto da operaio metalmeccanico e devo stare zitto, non devo manifestare, eventualmente devo lavorare in silenzio se proprio voglio protestare. Se manifesti, i celerini, ti bloccano dietro i cancelli del porto di Civitavecchia, ti picchiano e ti mandano all'ospedale. Mi vergogno di essere italiano, o, quanto meno, mi vergognavo fino a domenica sera, quando ho visto ragazzi, come Valerio, Marialaura, Simone e Claudio, che presentavano una nuova associazione socio-culturale. ESKIMO, il nome dell'associazione. Un'associazione piena di idee e di voglia di cambiamento, fatta da ragazzi di buona volontà. Se oggi non mi vergogno di essere italiano è grazie a questi ragazzi. Questa è l'Italia di cui io faccio parte, l'Italia di Valerio, Marialaura, Simone e Claudio.
Voglio pubblicare un pezzo del discorso che ha fatto Valerio: "Noi siamo un’associazione che si occupa di sociale, non in termini di carità, ma sociale nel senso di cercare di affrontare temi e di dare risposte a questi temi che interessino la collettività, la società, e culturale nel senso che guarda alla cultura, alla conoscenza, al sapere quali strumenti per offrire tali risposte. Che guarda proprio alla diffusione della conoscenza come arma per affrontare la malattia dell’oscurantismo e dell’inettitudine sociale. Poi l’aggettivo giovanile, che sta a sottolineare l’identità anagrafica di questo gruppo, un gruppo di giovani, ragazze e ragazze, stanchi della realtà che ci circonda e pronti a mostrare che, nell’era del grande fratello e di uomini e donne, c’è ancora una fetta di società e di giovani che non ci sta, che non vuole omologarsi, che ha ancora un minimo di senso critico per dire no e per avanzare una nuova proposta, possibilmente alternativa agli schemi convenzionali tradizionali. Un gruppo di giovani stanchi di questa situazione in cui se sei figlio di qualcuno vai avanti, mentre se sei figlio di nessuno resti a marcire nel tuo anonimato. E la scelta stessa di proporre una ragazza come presidente dell’associazione, discende non solo per le capacità e le competenze della stessa Marialaura, ma anche e perché nell’era del bunka bunka, avere un presidente donna, è di per sé un fatto spiazzante, rivoluzionario.Perché c’è ancora chi riesce a dire no, chi riesce ad indignarsi, chi ha ancora la forza ed il coraggio di dire che “ il nostro futuro e il futuro della nostra terra lo vogliamo costruire noi”, che non siamo disposti a chinare il capo di fronte alle vostre assurde meschinità, che siamo stanchi di una classe dirigente incompetente e fallimentare, siamo stanchi di una classe politica che in un momento storico sociale del genere, non sappia parlare d’altro che di fiducia sì-fiducia no, di compravendita di parlamentari… siamo stanchi di questa classe politica del “ghe pensi mì”. Siamo stanchi una classe politica che anzicchè provare a cambiare questo schifo di sitema, non sappia proporre altro che cambiare la legge elettorale. Basta! Noi vogliamo dire basta! Noi vogliamo parlare d’altro, vogliamo proporre altro. Vogliamo poter ascoltare e pronunciare parole nuove, vogliamo provare a respirare un’aria nuova, un nuovo profumo da opporre al puzzo dell’inettitudine generale."
Voglio pubblicare un pezzo del discorso che ha fatto Valerio: "Noi siamo un’associazione che si occupa di sociale, non in termini di carità, ma sociale nel senso di cercare di affrontare temi e di dare risposte a questi temi che interessino la collettività, la società, e culturale nel senso che guarda alla cultura, alla conoscenza, al sapere quali strumenti per offrire tali risposte. Che guarda proprio alla diffusione della conoscenza come arma per affrontare la malattia dell’oscurantismo e dell’inettitudine sociale. Poi l’aggettivo giovanile, che sta a sottolineare l’identità anagrafica di questo gruppo, un gruppo di giovani, ragazze e ragazze, stanchi della realtà che ci circonda e pronti a mostrare che, nell’era del grande fratello e di uomini e donne, c’è ancora una fetta di società e di giovani che non ci sta, che non vuole omologarsi, che ha ancora un minimo di senso critico per dire no e per avanzare una nuova proposta, possibilmente alternativa agli schemi convenzionali tradizionali. Un gruppo di giovani stanchi di questa situazione in cui se sei figlio di qualcuno vai avanti, mentre se sei figlio di nessuno resti a marcire nel tuo anonimato. E la scelta stessa di proporre una ragazza come presidente dell’associazione, discende non solo per le capacità e le competenze della stessa Marialaura, ma anche e perché nell’era del bunka bunka, avere un presidente donna, è di per sé un fatto spiazzante, rivoluzionario.Perché c’è ancora chi riesce a dire no, chi riesce ad indignarsi, chi ha ancora la forza ed il coraggio di dire che “ il nostro futuro e il futuro della nostra terra lo vogliamo costruire noi”, che non siamo disposti a chinare il capo di fronte alle vostre assurde meschinità, che siamo stanchi di una classe dirigente incompetente e fallimentare, siamo stanchi di una classe politica che in un momento storico sociale del genere, non sappia parlare d’altro che di fiducia sì-fiducia no, di compravendita di parlamentari… siamo stanchi di questa classe politica del “ghe pensi mì”. Siamo stanchi una classe politica che anzicchè provare a cambiare questo schifo di sitema, non sappia proporre altro che cambiare la legge elettorale. Basta! Noi vogliamo dire basta! Noi vogliamo parlare d’altro, vogliamo proporre altro. Vogliamo poter ascoltare e pronunciare parole nuove, vogliamo provare a respirare un’aria nuova, un nuovo profumo da opporre al puzzo dell’inettitudine generale."
lunedì 3 gennaio 2011
BLOCCHIAMO LE DELOCALIZZAZIONI
Una volta Archimede disse che se gli avessero dato un punto di appoggio, con una leva, avrebbe sollevato il mondo. Molti altri studiosi, oggi, direbbero con tutti i mezzi elettronici e di comunicazione, di dargli in prestito i nostri occhi, le nostre orecchie, il nostro cervello e tutti i nostri sistemi nervosi per spostare il mondo nella direzione dove vorrebbero loro; ma una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di quelli che vogliono trarre “profitti” per i loro piaceri individuali, il risultato sarà che non avremo più diritti e dopo che ci avranno spremuto per bene il nostro cervello, ci ritroveremo in mezzo alla strada a chiedere un posto di lavoro o un tozzo di pane.
Ormai la produzione viene "delocalizzata" nel mondo dove il costo del lavoro è più basso perché mancano controlli sulla sicurezza, diritti sindacali, tutela per l'ambiente, e perché vengono sfruttati i bambini trovati per strada o distolti dalla scuola. Un esempio attuale è stata la Fiat di Pomigliano che volevano spostare in Serbia con la scusa della crisi o dell’assenteismo. I sindacati corrotti hanno fatto la loro parte per far sì che l'accordo venisse accettato dagli operi.
Oggi, a Mirafiori, si ripete lo stesso stratagemma e ci ritroviamo con lo stesso ricatto, la stessa politica, da parte di un manager, che non è neanche italiano ma elvetico, Marchionne, che ribadisce che "se vincesse il NO al referendum degli operai per Mirafiori non ci sarebbe investimento". Un pò come dire o la vita o la borsa. La BORSA. Allora la risposta a ciò sarebbe la delocalizzazione. L'unico obbiettivo da parte di questi manager, spregevoli, è solo l'arricchimento del loro capitale, e questo sta bene ai nostri politici e in particolare a quei politici del PD, visto che ormai il PDL è saputo e risaputo che è amico dei sindacati che stanno vendendo gli operai in BORSA.
Tutti bravi, cristiani e onesti cittadini che, quando si tratta di incassare, non guardano in faccia nemmeno i loro amici. A tal proposito, parlando di cristiani, il Papa ci ricorda che non “è lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favori, o peggio per sfruttamento”.*
È una pretesa inaccettabile da un paese civile: non si può compiere la prima accumulazione del capitale, la prima crescita produttiva e tecnica usando le risorse umane locali e poi trasferirsi dove conviene al capitale. Soprattutto in paesi come il nostro dove la formazione di una società industriale è avvenuta anche grazie ai privilegi e alle discipline autoritarie, anche grazie ai riarmi e ai bagni di sangue delle guerre mondiali. Questa del signor Marchionne è un ricatto vero e proprio, visto che, democraticamente, gli operai devono avere la "libertà" di dire solo SI a una cosa che vorrebbero dire NO. Non ci sono più diritti, non c'è più democrazia, ormai l'illegalità e diventata legale e l'incostituzionalità è diventata costituzionale con un solo popolo, idiota e narcotizzato, dove trova l'ultimo sempre più ultimo. L'UOMO è per la BORSA secondo Marchionne, invece per DIO è la BORSA che è per il miglioramento di "vita" dell'UOMO. O la BORSA o la "vita". La BORSA.
Ormai la produzione viene "delocalizzata" nel mondo dove il costo del lavoro è più basso perché mancano controlli sulla sicurezza, diritti sindacali, tutela per l'ambiente, e perché vengono sfruttati i bambini trovati per strada o distolti dalla scuola. Un esempio attuale è stata la Fiat di Pomigliano che volevano spostare in Serbia con la scusa della crisi o dell’assenteismo. I sindacati corrotti hanno fatto la loro parte per far sì che l'accordo venisse accettato dagli operi.
Oggi, a Mirafiori, si ripete lo stesso stratagemma e ci ritroviamo con lo stesso ricatto, la stessa politica, da parte di un manager, che non è neanche italiano ma elvetico, Marchionne, che ribadisce che "se vincesse il NO al referendum degli operai per Mirafiori non ci sarebbe investimento". Un pò come dire o la vita o la borsa. La BORSA. Allora la risposta a ciò sarebbe la delocalizzazione. L'unico obbiettivo da parte di questi manager, spregevoli, è solo l'arricchimento del loro capitale, e questo sta bene ai nostri politici e in particolare a quei politici del PD, visto che ormai il PDL è saputo e risaputo che è amico dei sindacati che stanno vendendo gli operai in BORSA.
Tutti bravi, cristiani e onesti cittadini che, quando si tratta di incassare, non guardano in faccia nemmeno i loro amici. A tal proposito, parlando di cristiani, il Papa ci ricorda che non “è lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favori, o peggio per sfruttamento”.*
È una pretesa inaccettabile da un paese civile: non si può compiere la prima accumulazione del capitale, la prima crescita produttiva e tecnica usando le risorse umane locali e poi trasferirsi dove conviene al capitale. Soprattutto in paesi come il nostro dove la formazione di una società industriale è avvenuta anche grazie ai privilegi e alle discipline autoritarie, anche grazie ai riarmi e ai bagni di sangue delle guerre mondiali. Questa del signor Marchionne è un ricatto vero e proprio, visto che, democraticamente, gli operai devono avere la "libertà" di dire solo SI a una cosa che vorrebbero dire NO. Non ci sono più diritti, non c'è più democrazia, ormai l'illegalità e diventata legale e l'incostituzionalità è diventata costituzionale con un solo popolo, idiota e narcotizzato, dove trova l'ultimo sempre più ultimo. L'UOMO è per la BORSA secondo Marchionne, invece per DIO è la BORSA che è per il miglioramento di "vita" dell'UOMO. O la BORSA o la "vita". La BORSA.
* BENEDETTO XVI, CARITAS in veritate, 40.
venerdì 31 dicembre 2010
COSA C'E' DI PIU' MERAVIGLIOSO!
Passare un’intera giornata con i miei ragazzi non ha prezzo. E così ieri sera, dopo una giocata a carte, Carmelo, come d’incanto, all’improvviso, d’impulso, ha detto: “scampagnata domani a casa di Peppe”. Giuseppe a casa sua m’invita sempre e così ho accettato. Ognuno ha fatto la sua parte, io ho cucinato la pasta che ho chiamato “pasta buttata mattoni mattoni”, perché era cucinata senza soffritto e mangiata senza formaggio, qualcun altro ha arrostito la carne e qualcun altro ancora ha lavato i piatti. La parte più spettacolare è avvenuta dopo, quando i ragazzi sono andati a giocare a pallone in un bellissimo campetto curato con prato inglese. Volevo restare a guardare lo spettacolo che davano tra le entrate acrobatiche e i falli, tra le risate che si facevano e che mi facevano fare. Avevo proprio deciso di osservarli restando a pensare a come sono cresciuti e come sono cambiati dalla prima volta che li ho conosciuti. È proprio così, li osservi! C’è una cosa che mi rattrista il cuore: non puoi osservare una cosa fino all’infinito. Allora sei costretto a prendere una decisione: o diventi protagonista anche tu, o rimani spettatore, solo che da spettatore non sai se, un giorno loro, si ricorderanno di te, di come cucinavi per loro, o educavi. Così ho deciso di buttarmi nella mischia e di giocare a pallone con loro. Devo dire che l’ho spuntata bene tra qualche doloretto alle ginocchia e qualche gollonzo. E si! Ne è passato di tempo da quando avevano dieci anni e ormai il tempo ne segna sedici. Cosa c’è di più meraviglioso di passare una giornata con propri ragazzi, a trentasei anni, dopo che la vita ti ha dato uno schiaffo morale e che sai che non potrai mai più tornare indietro, cosa c’è di più meraviglioso!
Etichette:
carmelo,
cataudella,
cosa c'è di più meraviglioso,
giuseppe,
il futuro è nei nostri ragazzi,
latino,
post cresima,
scampagnata
mercoledì 15 dicembre 2010
Chi è il MEGALOMANE?
Megalomania deriva da due parole greche: megas (grande) e mania (ossessione) ed è uno stato psicopatologico caratterizzato dalle fantasie di ricchezza, di fama e di onnipotenza. Il megalomane non teme di essere deluso da qualunque delle sue mire: ne ha in serbo sempre delle altre. La megalomania è sempre accompagnata quindi dal senso di onnipotenza. L’uomo di potere si afferma strumentalizzando tutto quello che incontra. Egli non considera nemmeno i suoi beni per quello che sono; al contrario, tende a trasformarli a suo piacimento in strumenti di autoaffermazione, in armi di offesa da brandire senza pietà. C’è qualcosa di religioso in questo distacco, quasi una parvenza di ascesi; ma in realtà è una forma di cinismo spregiudicato. Il megalomane è una persona che opera senza guardare in faccia nessuno, tradendo amicizie, tessendo e disfacendo alleanze in modo strumentale e crede che il suo successo dipenda dal fatto che sia stato furbo, capace ed efficiente. Nella sua incarnazione economica il megalomane agisce attraverso la pervasività delle sue idee, non ha un programma politico, né un partito nazionale, niente chiese, niente credo, preti o sacre scritture. La civiltà che ne nasce è tenuta insieme non dalle idee di bellezza, verità, giustizia, pace e convivenza dei popoli, ma dalle idee di commercio, proprietà, profitto, denaro, che in modo inconscio governano la nostra vita. L’uomo che adora il proprio potere non tollera che qualcun altro possa essere alla sua altezza. Nel capitolo 13 dell'Apocalisse di Giovanni si parla di una "bestia" che sale dal mare e che rappresenta il "male" della terra. Poi parla di una seconda "bestia" che sale dalla terra stessa e che costringe tutte le genti ad adorare la prima bestia. Che centra tutto questo con il megalomane? bhe, ai tempi dell'Apocalisse c'era Giulio Cesare come megalomane, oggi, in Italia esiste ma avete capito chi? Avete capito chi è la "prima" bestia e chi è la "seconda" bestia?
domenica 2 maggio 2010
DIFENDIAMO LA NOSTARA ACQUA
Sui beni pubblici devono intervenire associazioni NO-PROFIT, il bene pubblico non si deve privatizzare. Parlando dell’acqua pubblica, ogni volta che un comune la privatizza, di colpo, aumentano le bollette. L'acqua, così come l'aria, è un bene UNIVERSALE che non si può negare a nessuno. Non è possibile che oltre a morire di fame ci deve essere gente che muore di sete. Oggi un mio amico mi ha mandato una mail che mi ha dato l’idea di questo post. Così vi incollo una parte della mail e ancora grazie a Fabio che ci tiene informati al meglio possibile su quello che succede nella nostra terrà:
“Grazie all'interesse di alcune organizzazione che hanno organizzato una petizione di firme , l'opinione pubblica ha potuto condizionare la politica .
Tuttavia su un numero di 78 politici ....25 hanno lavorato contro di noi ma a favore di qualcun altro.”
" ACQUA PUBBLICA. Con 53 voti a favore e 25 contrari, l'Assemblea regionale siciliana ha anche approvato, a scrutinio segreto, l'articolo 50 della finanziaria regionale, che prevede il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua in Sicilia.” “La norma avvia il ritorno alla gestione pubblica delle risorse idriche, che in alcuni comuni siciliani vengono gestite da società e consorzi privati che in alcuni casi, come nell'agrigentino, non sono riusciti a risolvere i problemi di approvvigionamento. Ad Agrigento l'acqua viene erogata a singhiozzo, in alcune zone i rubinetti rimangono a secco anche una settimana. " Dalla SICILIA WEB.
L'acqua deve essere pubblica e al minor prezzo possibile.
A l'idiozia del capitalismo non c'è mai fine ...pensate che in Bolivia una corporation americana aveva acquisito il diritto su tutta l' acqua del paese ....persino quella piovana .
“Grazie all'interesse di alcune organizzazione che hanno organizzato una petizione di firme , l'opinione pubblica ha potuto condizionare la politica .
Tuttavia su un numero di 78 politici ....25 hanno lavorato contro di noi ma a favore di qualcun altro.”
" ACQUA PUBBLICA. Con 53 voti a favore e 25 contrari, l'Assemblea regionale siciliana ha anche approvato, a scrutinio segreto, l'articolo 50 della finanziaria regionale, che prevede il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua in Sicilia.” “La norma avvia il ritorno alla gestione pubblica delle risorse idriche, che in alcuni comuni siciliani vengono gestite da società e consorzi privati che in alcuni casi, come nell'agrigentino, non sono riusciti a risolvere i problemi di approvvigionamento. Ad Agrigento l'acqua viene erogata a singhiozzo, in alcune zone i rubinetti rimangono a secco anche una settimana. " Dalla SICILIA WEB.
L'acqua deve essere pubblica e al minor prezzo possibile.
A l'idiozia del capitalismo non c'è mai fine ...pensate che in Bolivia una corporation americana aveva acquisito il diritto su tutta l' acqua del paese ....persino quella piovana .
venerdì 12 marzo 2010
C'ERA UNA VOLTA L' ESSERE
Bellissima riflessione del professore Salvatore Vaccarella sull'Essere. L'altra sera alla scuola socio politica in occassione del tema Antropologico "l' Uomo nella bibbia", tema affrontato dal teologo Pino Ruggeri, il prof. Vaccarella ha introdotto il tema da un punto di vista filosofico partendo proprio dall'Essere. Siccome mi ha lasciato di stucco ve lo voglio riproporre a sua gentile concessione nel mio blog:
"C’era una volta l’essere eterno, immutabile, identico a sé stesso. Criterio di verità, criterio del bene e del male, cosmos (ordine), nomos (legge). Ma ad un certo punto della storia, apparentemente senza storia e intrisa di ottimismo, nasce il soggetto (la svolta antropologica). Nonostante sia il dubbio e la finitudine il grembo da cui nasce, il soggetto si attribuisce a poco a poco, le caratteristiche dell’essere: l’autopoiesi, origine del vero e del falso, criterio del bene e del male. È una storia all’insegna dell’autoreferenzialità. Ma il soggetto, nonostante la sua hybris (tracotanza), finisce per scontrarsi con l’ineffabilità dell’essere.
La storia si mette male e, come nei romanzi americani, ha due uscite, a scelta del lettore:
- o il soggetto/filosofo si adatta a fare il pastore dell’essere (una sorta di custode che ricorre al linguaggio della poesia);
- o nel peggiore dei casi, non gli rimane che intraprendere un Itinerarium mentis in nihilum.
Le due soluzioni si muovono nel cono d’ombra del pensiero tragico, nel cui seno nasce la filosofia.
C’è un'altra storia:
l’Essere non è impersonale, è una persona, e il soggetto, nello stesso giorno in cui nasce (così dicono gli esperti), mangia i frutti di uno strano albero per conoscere la verità e il criterio del bene e del male. Sembra ripetersi la stessa storia, ma l’essere persona farà la differenza. Egli è un grande pedagogo, esperto di umanità. All’inizio punisce il soggetto (persona) ma la Sua bontà e la Sua pazienza, lo inducono ad abbassarsi fino alla condizione di servo. Egli prende su di sé il limite, la finitudine del soggetto, per elevarlo.
Per i rapsodi e gli aedi della prima storia, la seconda è caratterizzata dalla stoltezza.
Ma chi crede al secondo racconto, spera in virtù della sottomissione di chi si è fatto servo per Amore con tanta pazienza (hyponomè).
Spera nell’ Amore che salva."
Salvatore Vaccarella
"C’era una volta l’essere eterno, immutabile, identico a sé stesso. Criterio di verità, criterio del bene e del male, cosmos (ordine), nomos (legge). Ma ad un certo punto della storia, apparentemente senza storia e intrisa di ottimismo, nasce il soggetto (la svolta antropologica). Nonostante sia il dubbio e la finitudine il grembo da cui nasce, il soggetto si attribuisce a poco a poco, le caratteristiche dell’essere: l’autopoiesi, origine del vero e del falso, criterio del bene e del male. È una storia all’insegna dell’autoreferenzialità. Ma il soggetto, nonostante la sua hybris (tracotanza), finisce per scontrarsi con l’ineffabilità dell’essere.
La storia si mette male e, come nei romanzi americani, ha due uscite, a scelta del lettore:
- o il soggetto/filosofo si adatta a fare il pastore dell’essere (una sorta di custode che ricorre al linguaggio della poesia);
- o nel peggiore dei casi, non gli rimane che intraprendere un Itinerarium mentis in nihilum.
Le due soluzioni si muovono nel cono d’ombra del pensiero tragico, nel cui seno nasce la filosofia.
C’è un'altra storia:
l’Essere non è impersonale, è una persona, e il soggetto, nello stesso giorno in cui nasce (così dicono gli esperti), mangia i frutti di uno strano albero per conoscere la verità e il criterio del bene e del male. Sembra ripetersi la stessa storia, ma l’essere persona farà la differenza. Egli è un grande pedagogo, esperto di umanità. All’inizio punisce il soggetto (persona) ma la Sua bontà e la Sua pazienza, lo inducono ad abbassarsi fino alla condizione di servo. Egli prende su di sé il limite, la finitudine del soggetto, per elevarlo.
Per i rapsodi e gli aedi della prima storia, la seconda è caratterizzata dalla stoltezza.
Ma chi crede al secondo racconto, spera in virtù della sottomissione di chi si è fatto servo per Amore con tanta pazienza (hyponomè).
Spera nell’ Amore che salva."
Salvatore Vaccarella
mercoledì 17 febbraio 2010
Lettera del capo indiano Seattle al presidente Usa Franklin Pierce
Un amico di nome Roby Bulgaro che viene sempre a trovarmi nel blog, mi ha dato l'ispirazione per incollare questa splendida lettera del capo Seattle al presidente degli Stati Uniti. Ho appena finito di vedere AVATAR e non è che si discosta tanto da questa lettera, in ogni caso consiglio a tutti di andare a vedere questo film. Questo post diciamo che è una continuazione del post precedente "sul fondo del Sand Creek":
Nel 1854 il "Grande Bianco" di Washington (il presidente degli Stati Uniti) si offri' di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una "riserva" per il popolo indiano. Ecco la risposta del "capo Seattle", considerata ancora oggi la piu' bella, la piu' profonda dichiarazione mai fatta sull'ambiente.
Ecco la risposta del capo indiano Seattle:
"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole come e' che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e' sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e' sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con se' il ricordo dell'uomo rosso.
Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e' solamente acqua, per noi e' qualcosa di immensamente significativo: e' il sangue dei nostri padri.
I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e' uguale all'altra, perche' e' come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che piu' gli conviene. La terra non e' suo fratello, anzi e' suo nemico e quando l'ha conquistata va oltre, piu' lontano.
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera' tutta la terra e a lui non restera' che il deserto.
Non esiste un posto accessibile nelle citta' dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e' perche' io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo' avere l'uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria e' preziosa per l'uomo rosso, giacche' tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l'aria per noi e' preziosa, che l'aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere.
Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e' lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l'offerta di acquistare le nostre terre. Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro' una condizione: l'uomo bianco dovra' rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos'e' l'uomo senza le bestie?
Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche' cio' che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e' fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche' i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e' arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e' la madre di tutti noi.
Tutto cio' che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensi' e' l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio' che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e' l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e' soltanto un filo. Tutto cio' che egli fa alla trama lo fa a se stesso.
C'e' una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprira' presto: il nostro Dio e' lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e' il Dio dell'uomo e la sua pieta' e' uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco quanto per l'uomo rosso. Questa terra per lui e' preziosa. Dov'e' finito il bosco? E' scomparso. Dov'e' finita l'aquila? E' scomparsa. E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".
.
Nel 1854 il "Grande Bianco" di Washington (il presidente degli Stati Uniti) si offri' di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una "riserva" per il popolo indiano. Ecco la risposta del "capo Seattle", considerata ancora oggi la piu' bella, la piu' profonda dichiarazione mai fatta sull'ambiente.
Ecco la risposta del capo indiano Seattle:
"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole come e' che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e' sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e' sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con se' il ricordo dell'uomo rosso.
Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e' solamente acqua, per noi e' qualcosa di immensamente significativo: e' il sangue dei nostri padri.
I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e' uguale all'altra, perche' e' come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che piu' gli conviene. La terra non e' suo fratello, anzi e' suo nemico e quando l'ha conquistata va oltre, piu' lontano.
Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera' tutta la terra e a lui non restera' che il deserto.
Non esiste un posto accessibile nelle citta' dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e' perche' io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo' avere l'uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria e' preziosa per l'uomo rosso, giacche' tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l'aria per noi e' preziosa, che l'aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere.
Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e' lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l'offerta di acquistare le nostre terre. Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro' una condizione: l'uomo bianco dovra' rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos'e' l'uomo senza le bestie?
Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche' cio' che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e' fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche' i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e' arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e' la madre di tutti noi.
Tutto cio' che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensi' e' l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio' che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e' l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e' soltanto un filo. Tutto cio' che egli fa alla trama lo fa a se stesso.
C'e' una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprira' presto: il nostro Dio e' lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e' il Dio dell'uomo e la sua pieta' e' uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco quanto per l'uomo rosso. Questa terra per lui e' preziosa. Dov'e' finito il bosco? E' scomparso. Dov'e' finita l'aquila? E' scomparsa. E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".
.
lunedì 8 febbraio 2010
Sul fondo del Sand Creek
SAND CREEK è una storia che sconoscevo fino a ieri. Così dopo avere ascoltato più volte la splendida canzone di De Andre, "Fiume Sand Creek", ho voluto fare un approfondimento.
La battaglia (o meglio massacro) di Sand Creek è un episodio abbastanza noto della storia americana, ambientato in Colorado nel 1864, durante la guerra di secessione. All’epoca, i Cheyenne meridionali stanziati nella zona erano in rivolta, poiché la riserva del Sand Creek in cui erano stati confinati da tre anni non era in grado di sostentare la popolazione, in quanto troppo lontana dai percorsi delle mandrie di bisonti. Il campo Cheyenne si trovava in un'ansa a ferro di cavallo del Sand Creek a nord del letto di un altro torrente quasi secco. Vi erano quasi seicento indiani nell'ansa del torrente, due terzi dei quali donne e bambini. I capi dei Cheyenne erano Pentola Nera, Antilope Bianca, Copricapo di Guerra. Poco distante vi era il campo Arapaho di Mano Sinistra.
All'alba del 29 novembre 1864, il colonnello Chivington fece circondare l'accampamento, nonostante gli accordi presi e anche se nel mezzo del villaggio sventolava la bandiera americana, comandò l'attacco contro una popolazione inerme che quasi niente fece per reagire. Gli episodi sconvolgenti - come venne testimoniato dagli stessi indiani e da molti altri bianchi che parteciparono al massacro - non si contarono. I corpi di uomini, donne e bambini vennero orrendamente mutilati e oltraggiati.
Ascoltate la canzone che è bellissima, o se volete fare un approfondimento cliccate qui
La battaglia (o meglio massacro) di Sand Creek è un episodio abbastanza noto della storia americana, ambientato in Colorado nel 1864, durante la guerra di secessione. All’epoca, i Cheyenne meridionali stanziati nella zona erano in rivolta, poiché la riserva del Sand Creek in cui erano stati confinati da tre anni non era in grado di sostentare la popolazione, in quanto troppo lontana dai percorsi delle mandrie di bisonti. Il campo Cheyenne si trovava in un'ansa a ferro di cavallo del Sand Creek a nord del letto di un altro torrente quasi secco. Vi erano quasi seicento indiani nell'ansa del torrente, due terzi dei quali donne e bambini. I capi dei Cheyenne erano Pentola Nera, Antilope Bianca, Copricapo di Guerra. Poco distante vi era il campo Arapaho di Mano Sinistra.
All'alba del 29 novembre 1864, il colonnello Chivington fece circondare l'accampamento, nonostante gli accordi presi e anche se nel mezzo del villaggio sventolava la bandiera americana, comandò l'attacco contro una popolazione inerme che quasi niente fece per reagire. Gli episodi sconvolgenti - come venne testimoniato dagli stessi indiani e da molti altri bianchi che parteciparono al massacro - non si contarono. I corpi di uomini, donne e bambini vennero orrendamente mutilati e oltraggiati.
Ascoltate la canzone che è bellissima, o se volete fare un approfondimento cliccate qui
Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale
c'è un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek.
I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì
a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek
Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l'albero della neve
fiorì di stelle rosse
ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek
Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c'erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare
la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek
Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale
ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek
ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek
Quanto tempo deve ancora passare per capire qual è il vero senso della vita! La storia si ripete sempre ma non ha mai insegnato nulla o non si vuole imparare da lei. La storia è l'unica protagonista della creazione dell'essere umano, l'unica che resta immobile e che fa sempre male quando la si ripercorre. Impariamo da lei.
sabato 6 febbraio 2010
Monsignor Crociata contro Berlusconi
Mariano Crociata: "Libertinaggio non è affare privato. Comportamenti gai e irresponsabili, gravi soprattutto quando coinvolgono minori "Lo sfoggio di un "libertinaggio gaio e irresponsabile" a cui oggi si assiste, non deve far pensare che "non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori": lo ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Mariano Crociata, in una omelia pronunciata a Le Ferriere di Latina in occasione di una celebrazione in memoria di Santa Maria Goretti. "Assistiamo lamenta il segretario della Cei ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. "Secondo monsignor Crociata, con un riferimento che appare in tutta evidenza diretto alle polemiche degli ultimi mesi che hanno coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, "nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio. Dobbiamo interrogarci tutti sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall'aver tolto l'innocenza a intere nuove generazioni. E innocenza vuol dire diritto a entrare nella vita con la gradualità che la maturazione umana verso una vita buona richiede senza dover subire e conoscere anzitempo la malizia e la malvagità. Per questa via osserva il presule non c'è liberazione, come da qualcuno si va blaterando, ma solo schiavizzazione da cui diventa ancora più difficile emanciparsi. In proposito, mons. Crociata ha citato anche quanto detto di recente dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco:“Le responsabilità sono di ciascuno ma conosciamo l'influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti."
da Repubblica.it
giovedì 14 gennaio 2010
DEDICATO A ENRICO BERLINGUER
Un post scritto da un mio amico: Giorgio Gugliotta.
VOGLIAMO BERLINGUER
Il suo era un sorriso dolcissimo. La voce era cauta, ma ferma.
Le sue braccia dal palco avvolgevano le folle.
Come un grande timoniere, si esalta tra le onde.
Si lottava per un mondo migliore, più giusto, più uguale. Per uno Stato legale.
Si lottava dovunque e comunque, e neanche l’Unione Sovietica faceva paura.
Enrico Berlinguer non era solo un comunista: era soprattutto un comunista italiano.
Si lottava sempre. Si lottava per tutti. Fino alla morte.
E a San Giovanni piangevano in molti.
Tutti sotto un’unica grande bandiera.
Si vedeva il volto sudicio di un operaio che, appena finito il turno di lavoro, accorreva subito a dare l’ultimo saluto al grande comandante.
Ma piangeva anche la signora impellicciata, incurante ormai del suo trucco rovinato dalle lacrime salate. Perché è morto il faro di tre generazioni. L’ultimo grande uomo ritratto nelle case del popolo. È morto il compagno Berlinguer.
E dopo? .......il nulla
Ma sono comunque felice, perché penso: …l’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa; l’importante è quello che provi mentre corri.
P.S. Oggi nessuna delle generazioni emergenti sa chi è Enrico Berlinguer.
VOGLIAMO BERLINGUER
Il suo era un sorriso dolcissimo. La voce era cauta, ma ferma.
Le sue braccia dal palco avvolgevano le folle.
Come un grande timoniere, si esalta tra le onde.
Si lottava per un mondo migliore, più giusto, più uguale. Per uno Stato legale.
Si lottava dovunque e comunque, e neanche l’Unione Sovietica faceva paura.
Enrico Berlinguer non era solo un comunista: era soprattutto un comunista italiano.
Si lottava sempre. Si lottava per tutti. Fino alla morte.
E a San Giovanni piangevano in molti.
Tutti sotto un’unica grande bandiera.
Si vedeva il volto sudicio di un operaio che, appena finito il turno di lavoro, accorreva subito a dare l’ultimo saluto al grande comandante.
Ma piangeva anche la signora impellicciata, incurante ormai del suo trucco rovinato dalle lacrime salate. Perché è morto il faro di tre generazioni. L’ultimo grande uomo ritratto nelle case del popolo. È morto il compagno Berlinguer.
E dopo? .......il nulla
Ma sono comunque felice, perché penso: …l’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa; l’importante è quello che provi mentre corri.
P.S. Oggi nessuna delle generazioni emergenti sa chi è Enrico Berlinguer.
martedì 29 dicembre 2009
IL SUDORE DI CHI E' RICCO.
Ecco un esempio di povertà per continuare un dibattito iniziato nel post precedente. Vogliamo chiedere ai loro genitori se sudano più dei ricchi per portare un tozzo di pane ai loro figli? Diamanti, oro, banane, ananas tutto il nostro star bene ma loro… loro sono là. Questo è un esempio di torta del globo tagliata male. C’è chi ha tantissimo, chi ha tanto chi ha e chi ha le molliche come questi bimbi che dicono ciao per un biscotto. DIAMANTI, ORO, BANANE, ANANAS, OLIO DI COLZA, tutto per il nostro benessere.
Più ho e più voglio avere, ho sete di potere, sono grande sulla terra fino a paragonarmi a Dio. Ho sete, tanta sete di soldi e fama al punto di privatizzare l’acqua nei paesi più poveri dove la gente muore veramente dalla sete. Ma c’è pure chi ha sete di giustizia e vuole il suo tornaconto, il suo riscatto e allora il Re cosa deve fare per costruirsi l’impero più grande? Ama… ama con l’inganno i suoi sudditi, altrimenti i suoi sudditi lo odiano e che Re è se i sudditi non lo amano! Io sono per la meritocrazia, è giusto che chi è più bravo nel lavoro abbia una scala di valori più alta ma fatto tutto secondo etica.
Il lavoro è per migliorare la vita dell’uomo con tanto di dignità. L’uomo in quanto tale ed essendo a immagine e somiglianza di Cristo, deve essere rispettato nella dignità. Il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro, così come fu il sabato per l’uomo e non l’uomo per il sabato. La meritocrazia si, ma fatta onestamente e con il sudore. Le persone che sappiamo noi e che si sentono dei Re sulla terra, dei megalomani, non hanno mai versato una goccia di sudore, anzi, hanno versato molto di quel sangue degli operai che sono morti per scarsa sicurezza nei posti di lavoro.
Spero che ora ci rendiamo conto meglio, quando parliamo di sudore di gente ricca e sfondata. La torta va tagliata secondo criterio. Si chiama bene comune.
Gesù si è fatto l'altro. L'altro non è più altro. Tutto è di tutti. Tutti siamo dentro.
Più ho e più voglio avere, ho sete di potere, sono grande sulla terra fino a paragonarmi a Dio. Ho sete, tanta sete di soldi e fama al punto di privatizzare l’acqua nei paesi più poveri dove la gente muore veramente dalla sete. Ma c’è pure chi ha sete di giustizia e vuole il suo tornaconto, il suo riscatto e allora il Re cosa deve fare per costruirsi l’impero più grande? Ama… ama con l’inganno i suoi sudditi, altrimenti i suoi sudditi lo odiano e che Re è se i sudditi non lo amano! Io sono per la meritocrazia, è giusto che chi è più bravo nel lavoro abbia una scala di valori più alta ma fatto tutto secondo etica.
Il lavoro è per migliorare la vita dell’uomo con tanto di dignità. L’uomo in quanto tale ed essendo a immagine e somiglianza di Cristo, deve essere rispettato nella dignità. Il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro, così come fu il sabato per l’uomo e non l’uomo per il sabato. La meritocrazia si, ma fatta onestamente e con il sudore. Le persone che sappiamo noi e che si sentono dei Re sulla terra, dei megalomani, non hanno mai versato una goccia di sudore, anzi, hanno versato molto di quel sangue degli operai che sono morti per scarsa sicurezza nei posti di lavoro.
Spero che ora ci rendiamo conto meglio, quando parliamo di sudore di gente ricca e sfondata. La torta va tagliata secondo criterio. Si chiama bene comune.
Gesù si è fatto l'altro. L'altro non è più altro. Tutto è di tutti. Tutti siamo dentro.
Iscriviti a:
Post (Atom)









