Bellissima riflessione del professore Salvatore Vaccarella sull'Essere. L'altra sera alla scuola socio politica in occassione del tema Antropologico "l' Uomo nella bibbia", tema affrontato dal teologo Pino Ruggeri, il prof. Vaccarella ha introdotto il tema da un punto di vista filosofico partendo proprio dall'Essere. Siccome mi ha lasciato di stucco ve lo voglio riproporre a sua gentile concessione nel mio blog:
"C’era una volta l’essere eterno, immutabile, identico a sé stesso. Criterio di verità, criterio del bene e del male, cosmos (ordine), nomos (legge). Ma ad un certo punto della storia, apparentemente senza storia e intrisa di ottimismo, nasce il soggetto (la svolta antropologica). Nonostante sia il dubbio e la finitudine il grembo da cui nasce, il soggetto si attribuisce a poco a poco, le caratteristiche dell’essere: l’autopoiesi, origine del vero e del falso, criterio del bene e del male. È una storia all’insegna dell’autoreferenzialità. Ma il soggetto, nonostante la sua hybris (tracotanza), finisce per scontrarsi con l’ineffabilità dell’essere.
La storia si mette male e, come nei romanzi americani, ha due uscite, a scelta del lettore:
- o il soggetto/filosofo si adatta a fare il pastore dell’essere (una sorta di custode che ricorre al linguaggio della poesia);
- o nel peggiore dei casi, non gli rimane che intraprendere un Itinerarium mentis in nihilum.
Le due soluzioni si muovono nel cono d’ombra del pensiero tragico, nel cui seno nasce la filosofia.
C’è un'altra storia:
l’Essere non è impersonale, è una persona, e il soggetto, nello stesso giorno in cui nasce (così dicono gli esperti), mangia i frutti di uno strano albero per conoscere la verità e il criterio del bene e del male. Sembra ripetersi la stessa storia, ma l’essere persona farà la differenza. Egli è un grande pedagogo, esperto di umanità. All’inizio punisce il soggetto (persona) ma la Sua bontà e la Sua pazienza, lo inducono ad abbassarsi fino alla condizione di servo. Egli prende su di sé il limite, la finitudine del soggetto, per elevarlo.
Per i rapsodi e gli aedi della prima storia, la seconda è caratterizzata dalla stoltezza.
Ma chi crede al secondo racconto, spera in virtù della sottomissione di chi si è fatto servo per Amore con tanta pazienza (hyponomè).
Spera nell’ Amore che salva."
Salvatore Vaccarella
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venerdì 12 marzo 2010
mercoledì 25 novembre 2009
ADESSO LASCIAMO PARLARE IL CROCIFISSO
“Mi volete nelle aule di governo...!” : anche se non ci fosse la mia immagine appesa, mi vedreste crocifisso in tutte quelle leggi emanate che non tengono conto degli ultimi e dei più poveri!
“Mi volete nelle aule dei tribunali...!” : anche se non ci fosse la mia immagine appesa, mi vedreste crocifisso in tutte le sentenze che emette senza la passione per la giustizia e la verità ricercata spesso con mezzi disonesti e offensivi alla dignità umana!
“ Mi volete nelle aule delle scuole...!” anche se non ci fosse la mia immagine appesa, mi vedreste crocifisso nei vostri testi dove la storia è raccontata dalla cultura dominante e al servizio di essa!
“ Mi volete nelle sale delle aziende...!” anche se non fosse la mia immagine appesa, mi vedreste crocifisso nei salari dei lavoratori esclusi, per arroganza ed egoismo dei padroni, dalla cogestione e partecipazione agli utili provenienti dai beni che andrebbero condivisi secondo la mia parola e il mio esempio!
“Mi volete ciondolante al vostro collo, sul vostro petto...!” : anche se non mi appendeste a nessuna parte del vostro corpo, mi trovereste ugualmente crocifisso in voi ogniqualvolta vi negate di essere voi stessi nella libertà e nella fraternità più solidale che prorompe feconda solo in rapporti di uguaglianza!
L'unica immagine vivente che ho scelto fin dall'inizio e per cui la classe dominante mi ha crocifisso è l'uomo nella sua quotidiana sofferenza!
“Mi volete nelle aule dei tribunali...!” : anche se non ci fosse la mia immagine appesa, mi vedreste crocifisso in tutte le sentenze che emette senza la passione per la giustizia e la verità ricercata spesso con mezzi disonesti e offensivi alla dignità umana!
“ Mi volete nelle aule delle scuole...!” anche se non ci fosse la mia immagine appesa, mi vedreste crocifisso nei vostri testi dove la storia è raccontata dalla cultura dominante e al servizio di essa!
“ Mi volete nelle sale delle aziende...!” anche se non fosse la mia immagine appesa, mi vedreste crocifisso nei salari dei lavoratori esclusi, per arroganza ed egoismo dei padroni, dalla cogestione e partecipazione agli utili provenienti dai beni che andrebbero condivisi secondo la mia parola e il mio esempio!
“Mi volete ciondolante al vostro collo, sul vostro petto...!” : anche se non mi appendeste a nessuna parte del vostro corpo, mi trovereste ugualmente crocifisso in voi ogniqualvolta vi negate di essere voi stessi nella libertà e nella fraternità più solidale che prorompe feconda solo in rapporti di uguaglianza!
L'unica immagine vivente che ho scelto fin dall'inizio e per cui la classe dominante mi ha crocifisso è l'uomo nella sua quotidiana sofferenza!
giovedì 8 gennaio 2009
IL VANGELO DEL LAVORO
La fine del socialismo non è la vittoria del capitalismo. Se di fronte alle macerie del muro di Berlino, il mercato ha dimostrato di essere in grado di produrre e distribuire ricchezza, al contrario del socialismo, tuttavia il capitalismo è pure sbagliato, o quanto meno ha qualcosa di sbagliato se negli stessi paesi ricchi d’occidente, l’uomo spesso si trova privato della sua dignità. Il magistero sociale della chiesa riconosce la giusta funzione del profitto, ma il profitto non può essere l’unico indice, perché molte volte accade che anche se il profitto è buono, gli uomini che costituiscono il suo patrimonio, siano umiliati e offesi nella loro dignità. Il lavoro umano ha perso il suo vero significato, come nel caso della vita: quanti lavoratori vedono nel lavoro solo una dura fatalità e un puro mezzo per guadagnarsi da vivere, piuttosto che un bene per la crescita personale e sociale. La chiesa è convinta di poter offrire una chiave risolutiva. Se la soluzione dev’essere cercata nella direzione di rendere la vita umana più umana, allora la chiave che è il lavoro umano acquista un’importanza fondamentale. Giovanni Paolo II richiama l’attenzione sul lavoro come aspetto fondamentale della vita umana, proprio quando la rivoluzione tecnologica sta cambiando profondamente sia il processo produttivo, sia i rapporti del lavoro con l’uomo. Il fondamento per determinare il lavoro umano non è prima di tutto il lavoro che si compie, ma il fatto che colui che lo compie sia una persona. Il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro. Alla luce di questo ‘vangelo del lavoro’ è facile capire perché il capitalismo non è meno del socialismo, non può essere la soluzione. Occorre riconoscere che il vero soggetto della produzione è l’uomo, il lavoro in primo luogo è un atto della persona, deve servire alla realizzazione della sua umanità. In secondo luogo è un atto creativo, mediante il lavoro l’uomo partecipa all’opera della creazione. Il vangelo del lavoro ci fa conoscere che il sudore e la fatica, compagni inseparabili d’ogni attività umana, anziché abbruttire l’uomo, lo nobilitano e lo rendono collaboratore di Cristo, l’uomo del lavoro per eccellenza nella sua opera di liberazione e di redenzione dell’umanità. In terzo luogo è un atto di solidarietà, sia nei confronti degli stessi lavoratori, sia verso tutti gli altri. Così il discorso sociale della chiesa con il suo vangelo del lavoro, restituisce il vero significato del lavoro umano.
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