giovedì 26 luglio 2012

RIMINI -spiegazione-



“Teresa ha gli occhi secchi, guarda verso il mare…”, è un parallelismo di Rimini di come è posizionata geograficamente. Questa canzone è un ricordo alla Storia. Un ricordo non tanto positivo perché ci dimostra la brutalità degli uomini.  Teresa, Rimini, America, Colombo, sono come un’equazione. Come Teresa è figlia di droghieri e pirati, anche Rimini è figlia di droghieri e pirati, così come Teresa ha gli occhi secchi e le labbra screpolate che indicano dolore crudo, anche la Rimini vernacolare del tempo era cruda e De Andrè ha voluto rappresentare la Rimini Felliniana del film "I vitelloni". Quando Teresa indica un amore perduto ci fa capire la sessualità e l’erotismo, entrambi, scoperti e abortiti nello stesso tempo per un errore di “saggezza”. Abortire un figlio non proprio nel senso carnale che ci può anche stare, ma nel senso simbolico di abortire. Ecco che spunta il parallelismo con Colombo scopritore dell’America. Colombo guarda la terra promessa con dolcezza: il nuovo continente che poi a causa di un errore di “saggezza” distrugge, macella, a causa di un triste Re cattolico, su una croce di legno. La Chiesa, che con la scusa della croce, impone il suo credo,  con lo scopo di conquiste di terre preziose da sfruttare. Diventa così un aborto di ciò che hai appena concepito. Mentre tutti sappiamo che in realtà la Chiesa dovrebbe generare figli senza abortire, così come l’Apocalisse nel dodicesimo capitolo ci fa vedere con la donna vestita di sole che concepisce un figlio. L’amore che Teresa perde è l’America e lo perde a Rimini. L’amore perso, altro non rappresenta che il continente creato e distrutto, dunque “abortito” da Colombo. Teresa e Colombo sono come la stessa cosa e hanno perso l’amore macellato. Quando Teresa toglie le manette a Colombo sta a indicare una presa di coscienza, un pentimento da voler gridare a tutto il mondo: è stato un errore di “saggezza” ma  è come un grido muto che nessuno sente e nessuno crede. Un grido urlato nel vuoto. Il grido delle vittime carnali è quello di non regalare “terre promesse” a chi non le mantiene, è quello di far nascere figli senza ucciderli allo stesso istante negandogli la libertà.  E’ un invito dunque all'anticolonialismo, una specie di ribellione al distruttivo mondo del colonialismo capitale. Teresa e Colombo, due simboli, due personaggi che sono complementari, uno verso l’altro e viceversa. Tutto scritto in una canzone, una poesia, un capolavoro che ci poteva regalare solo un grande come Fabrizio De Andrè.




TESTO:

Teresa ha gli occhi secchi
guarda verso il mare
per lei figlia di pirati
penso che sia normale
Teresa parla poco
ha labbra screpolate
mi indica un amore perso
a Rimini d'estate.
Lei dice bruciato in piazza
dalla santa inquisizione
forse perduto a Cuba
nella rivoluzione
o nel porto di New York
nella caccia alle streghe
oppure in nessun posto
ma nessuno............... le crede.
Ri......mi.....ni, Ri....mi....ni

E colombo la chiama
dalla sua portantina
lei gli toglie le manette ai polsi
gli rimbocca le lenzuola
< ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su una croce di legno.
E due errori ho commesso
due errori 
di saggezza
abortire l'America
e poi guardarla con dolcezza
ma voi che siete uomini
sotto il vento e le vele
non regalate terre promesse
a chi non le mantiene>>.

CORO: Ri....mi.....ni, Ri.....mi.....ni

Ora Teresa e'all' HArry's Bar
guarda verso il mare
per lei figlia di droghieri
penso che sia normale
porta una lametta al collo
e'vecchia di cent'anni
di lei ho saputo poco
ma sembra non inganni
< un errore di saggezza
abortire il filgio del bagnino
e poi guardarlo con dolcezza
ma voi che siete a Rimini
tra i gelati e le bandiere
non fate piu'scommesse
sulla figlia del droghiere>>.

Ri.....mi.....ni, Ri.....mi......ni


lunedì 7 maggio 2012

AFFINCHÈ I GIOVANI SICILIANI ANTIMAFIOSI VOTINO IN COSCIENZA… E SOPRATTUTTO IN CONOSCENZA


Cari giovani ,
scrivo per denunciare pubblicamente le mezze verità dette da “i Giovani Democratici di Rosolini”, e l’uso strumentale di una dichiarazione provocatoria di Beppe Grillo (“ la mafia non strangola le proprie vittime,a differenza dello Stato”….),poi ripresa dal dott. Grasso,estrapolata ad arte da un discorso ben più ampio, che sicuramente i Giovani Democratici di Rosolini non avranno nemmeno letto.
Intanto, il fine della frase incriminata era quello di dimostrare che la politica ha più responsabilità della mafia, nel senso che non è la stessa cosa, a livello sociale e sociologico, se, per esempio, a rubare sia un ladro o una guardia.
È altresì controproducente usare il dottor Grasso, in maniera strumentale contro il movimento di Grillo. Volete che vi suggerisca io tutte le dichiarazioni di altri magistrati antimafia (Ingroia, Caselli, Di Matteo, Lari, Bocassini, Forleo, Scarpinato, ecc) contro la politica giudiziaria “ballerina” del PD??? Non vi converrebbe; vi riempirei la bacheca. Forse leggete o vi fanno leggere solo le cose non troppo scomode??? Perciò, utilizzare a pretesto Grillo su questi temi, proprio per voi del PD, è stato un autogol clamoroso; come se Riina desse del “delinquente” ad un povero ladro di galline.
Inoltre, perché non illustrate ai giovani tutte le leggi-vergogna in tema di mafia alle quali non vi siete opposti, o che addirittura avete votato???
In quei giorni non li compravate i giornali, o le “vostre” edicole erano chiuse???
Cari “democratici” ora vi elenco io alcuni vostri provvedimenti alquanto “strani”.
A)     La misteriosa chiusura delle supercarceri di Linosa e dell’Asinara.
B)     Le leggi che il vostro emblema di legalità, l’onorevole Violante, si è fatto venire in mente. Quando lo avete portato a passeggio per le vie di Rosolini, perché non gli avete fatto qualche domanda, voi che siete sapientoni??? Potevate chiedere della legge che porta proprio il suo nome; quella legge sulla privacy che rese inutilizzabili i tabulati telefonici del periodo delle stragi (roba da servizi segreti deviati e da segreti di Stato inviolabili). O ancora, potevate chiedergli se era confuso, quando ebbe il coraggio di proporre la dissociazione per i mafiosi, dopo che eroi come Falcone e altri erano morti lottando anche per un maggior rafforzamento invece della collaborazione di giustizia. Fortunatamente, eroi come Falcone e Borsellino, non appartengono a tutti; perché un merito della storia è che essa, almeno, dà torto e dà ragione.
C)     La legge Napolitano-Fassino, che mise il limite di centottanta giorni per le dichiarazioni dei pentiti; una cosa vergognosa, osteggiata dai maggiori tecnici del settore. Ma i vostri “tecnici di fiducia” non ve l’hanno mai spiegata???
D)    Le varie leggi “mafiose” approvate da Berlusconi, anche con i voti dei vostri deputati, che poi puntualmente cadevano dalle nuvole, arrivando a dire che “non avevano capito bene il testo”. Potevate spiegarglielo voi… O potevate telefonare loro, quando permettevano a Berlusconi di votare leggi delinquenziali con maggioranze risicate, mentre i vostri cari democratici “stranamente” erano in bagno o a “fare la spesa” come Lusi.
Inoltre, vi consiglio di suggerire dei buoni neurologi per i vostri “compagni” di partito (attuali ed ex) come Violante, Mancino ed Ayala, che ricordano le cose solo a rate, e solo quando vengono chiamati in causa dal figlio di un mafioso come Ciancimino. Un mafioso che dice mezze verità, e dei politici che dicono mezze bugie, contraddicendosi tra loro come i più umili ladruncoli che non riescono nemmeno a mettersi d’accordo dopo aver rubato le banane.
Vi conviene vivamente sperare che non si arrivi mai alla verità sulle stragi, perché qualche vostro dirigente potrebbe d’un tratto scomparire, così non potrete più pubblicare questi link vomitevoli. Concludo suggerendovi di far venire a Rosolini, oltre a Rita Borsellino (persona per bene, da me stimata) anche qualche altro parente del giudice che vi dirà qualcosa in più. Anzi, meglio di no, non vi converrebbe…
Vi consiglio in ultimo di ammirare umilmente Grillo: almeno lui fa ridere, voi, dopo tutte queste sconfitte, fate solo piangere.
P.s. Non risponderò a nessun vostro ulteriore commento a codesta lettera, perché fatti, circostanze e persone, sono facilmente riscontrabili da tutti (su libri, riviste e sulla rete); e perciò rispondono a verità. E la verità è come la morte: o si è vivi o non lo si è; perciò la verità o si dice tutta, o sennò non si può definire tale.
O meglio, la verità è come la mafia: o si è mafiosi o si è contro la mafia… SEMPRE E COMUNQUE!!!

Con affetto, ma discutibile stima
Il compagno Santacroce

giovedì 8 marzo 2012

LETTERA A FABRIZIO DE ANDRE'




Caro Faber,
canto con te e con tante ragazze e ragazzi della mia comunità.
Quanti Gerodie o Michè o Marinella o Bocca di Rosa vivono accanto a me, nella mia città di mare, che è anche la tua.
Anch’io ogni giorno, come prete, verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e per chi ha fame.
Tu, Faber, mi hai insegnato a distribuirlo. Non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell’esclusione, nell’emarginazione, nella carcerazione.
E ho scoperto con te, camminando per via del Campo, che dai diamanti non nasce niente. Dal letame sbocciano i fiori.
La tua morte ci ha migliorati, Faber, come sa fare l’intelligenza.
Abbiamo riscoperto tutta la tua antologia dell’Amore: una profonda inquietudine dello spirito che coincide con l’aspirazione alla libertà.
Ma soprattutto il tuo ricordo e le tue canzoni ci stimolano ad andare avanti.
Caro Faber, tu non ci sei più, ma restano i migranti, gli emarginati, i pregiudizi, i diversi. Restano l’ignoranza, l’arroganza, il potere, l’indifferenza…
La comunità di San Benedetto ha aperto una porta nella città di Genova, e già nel 1971 ascoltavano il tuo album Tutti morimmo a stento.
E in comunità bussano tanti personaggi derelitti, abbandonati, puttane, tossicomani, impiccati, aspiranti suicidi, traviati, adolescenti, bimbi impazziti per la guerra e l’esplosione atomica.
Il tuo album ci lasciò una traccia indelebile. In quel tuo racconto crudo e dolente, che era ed è la nostra vita quotidiana nella comunità, abbiamo intravisto una tenue parola di speranza, perché, come dicevi nella canzone, dalla solitudine può sorgere l’amore come a ogni inverno segue una primavera.
È vero, caro Faber, loro, gli esclusi, i loro occhi troppo belli, sappiano essere belli anche ai nostri occhi. A noi, alla nostra comunità,che di quel mondo siamo e ci sentiamo parte. Ti lascio cantando la Storia di un impiegato e la Canzone di maggio, che ci sembra sempre tanto attuale.
Ti sentiamo così vicino e così stretto a noi quando, con i tuoi versi, dici: “E se credete ora che tutto sia come prima, perché avete votato la sicurezza e la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare, verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte. Per quanto voi vi crediate assolti”.
Caro Faber, tu parli all’uomo amando l’uomo, perché stringi la mano al cuore e risvegli il dubbio che Dio esiste. Grazie.   

                                              Le ragazze e i ragazzi con don Andrea Gallo, prete del marciapiede

lunedì 6 febbraio 2012

Art 1 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

SPUNTI PRESI DAL LIBRO DI DON ANDREA GALLO E UN PO' MIEI.


Art.1.  L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione. 

Quindi cosa ci dice la Costituzione? Ci dice che è una Repubblica. Dal Latino "Res publica" che vuol dire "cosa pubblica", e non di pochi, perciò di tutti. Questo significa che bisogna aprirsi a tutte le culture a partire dalle altre religioni e quindi credenti e non credenti. Già qua si capisce che la chiesa deve restare fuori dalla "cosa pubblica". La Costituzione ci dice che la Repubblica è "Democratica", che deriva dal latino "demos" che significa "popolo" e da "crazia" che vuol dire "potere". Quindi "potere del popolo" ma come si fa ad essere democratici se non c'è la partecipazione del popolo? La dittatura dei mercati finanziari minaccia la pace e la democrazia. Dobbiamo uscire da un società tutta imposta sulle aspettative e sulle pretese. Noi ci alziamo al mattino e diciamo: " Questo mi è dovuto, quest'altro pure". C'è bisogno di una rivoluzione culturale, perchè se un uomo vuole essere coerente con la sua umanità, al mattino quando si alza deve chiedersi, cominciando dalla propria casa: " Cosa posso fare per la mia famiglia, per il mio quartiere e ancora più in là?"E così via, pensando all'agire locale e poi all'agire globale. "L'Italia è democratica": vuol dire che la Repubblica si fonda sulla partecipazione di tutti, e non con una legge che loro stessi hanno definito "porcata" dove i candidati li scelgono i padroni di partito, sulla  base di parentele consolidate. Se prima in parlamento esisteva la cosiddetta "casta" adesso c'è la supercasta.
"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Allora questo cosa ci fa capire che le fabbriche che sono in Italia devono chiudere per andare in Asia? Lo sfruttamento e la disoccupazione devono cessare. Ormai si è arrivati al punto di proletarizzare il lavoro intellettuale e questa è una cosa assai grave. I giovani dopo anni di studi nelle università e di specializzazioni, si trovano costretti a lavorare nelle fabbriche con un salario da fame e senza sicurezza di un posto fisso, senza tenere conto delle loro capacità intellettive con contratti interinali fatti da agenzie esterne alle fabbriche. Basta con i contratti CO.CO.CO., flessibilita ecc... basta con i Marchionne e i pinco pallini  di turno che si vogliono arricchire col sudore degli operai. E' la costituzione che ce lo dice. Il divario tra i più poveri e più ricchi non è stato mai così significativo. 
Partiamo proprio da Marchione: Lo scipero non mai stato un ricatto, bensì un diritto sacrosanto dei lavoratori. A un certo punto firmata l'intesa alla FIAT è stata fatta fuori la FIOM. Ma non vi sembra di poter dire che si negano i diritti a chi non firma il contratto? Mi chiedo come facciano i sindacati a firmare.  E la cosa più grave arriva dal sindaco di Torino che afferma che "sono dei risultati positivi", Bersani neanche a nominarlo perchè tanto è come sparare sulla croce rossa. Ma è un peggioramento rispetto a Pomigliano! Si torna indietro al famoso accordo 1994: ma il contratto nazionale, la dignità del lavoro e della persona, dove li lasciamo? Queste cose poi generalmente le fanno o ad Agosto, o a Natale, quando la gente è impegnata con le vacanze  e nessuno si accorge di niente. Per fare un esempio, basta pensare alla riduzione della pausa degli operai a dieci minuti, si risparmierebbe di circa 3 milioni di euro all'anno. Cioè meno di un terzo di quello che guadagna Marchione. 
E Marchione mi parla di ideologia della FIOM, si vede che non sa nemmeno cos'è l'ideologia e il manager.                                                                                                                     
Bhe, arrivando a questo punto le conclusioni tracciatele voi cari lettori. 

domenica 25 settembre 2011

ARTICOLO PUBBLICATO NEL CORRIERE ELORINO DEL 16 SETTEMBRE pag 6


Carissima dottoressa Santina Giannone,
 le scrivo in riferimento all’articolo che lei ha pubblicato nel Corriere Elorino dell’ 1 Settembre, riguardante il tema dello scontro tra Gennuso e Savarino e di come la gente sia narcotizzata. Sono d’accordo con lei quando dice che la gente si sta distraendo per parlare di questi pettegolezzi. Queste comari di cortile sono coloro che hanno portato e stanno continuando tuttora a portare alla rovina il nostro paese.
Ci possiamo consolare dal fatto che, come diceva sempre lei, ci siamo allineati alla politica nazionale (“allineamento cosmico”, lo chiamava un noto politico rosolinese), che però non sa dove trovare 55 miliardi di euro per la manovra finanziaria.
Comunque sia, io penso che questa gente ha i giorni contati nel nostro paesino. E sa perché? Perché quando cammino per le nostre vie, vedo ragazzi svegli, e non vecchi narcotizzati che ancora mi parlano di scambio di voti, di come fare le gare d’appalto, di come risolvere il problema della spazzatura, perché la mafia non ti permette di fare la raccolta differenziata e bisogna stare attenti che non ti bruciano i contenitori e via di seguito. Io vedo ragazzi che a tutto questo non ci stanno. Che non vogliono più questo sistema corrotto, governato anche da gente che ha, o ha avuto, problemi con la giustizia. Vedo ragazzi con idee, che sono critici verso la mala gestione del paese. Che amano la loro città, che purtroppo pian piano, però, diventa terra arida. Che la vogliono difendere a tutti i costi e che non vogliono lasciarla sol perché non offre nulla per il loro futuro. Un esempio sono i ragazzi dell’associazione Eskimo, o l’associazione Arci Locomotiva, o ancora l’Officina Culturale Leonardo da Vinci.
 Io non voglio diventare anarchico, ma mi stanno costringendo a esserlo; è una questione di ideali, perché non ce la faccio più a subire le incompetenze dei politici e lo spreco di denaro pubblico, e mi fanno ridere quando ne becchi uno di loro che ti dice che lui ci mette la faccia, e perché non lo faccio io, visto che sempre parlo. Io so solo che pago regolarmente le tasse. Da questo momento ho una proposta da fare al “SINDACO” e alla sua “giunta” di politici competenti, perché di questo stiamo parlando, di competenza:

1)  SPAZZATURA: aggiungere il sacchetto marroncino per l’umido e quello nero per l’indifferenziata. Aggiungere i bidoni neri per i condomini riguardo l’indifferenziata. Il sacchetto marroncino deve essere con chiusura ermetica e inodore, e finiamola con la storiella del secchio marrone: nei condomini non è possibile! Mettere il codice a barre individuale nei sacchetti e prevenire eventuali infrazioni da parte dei cittadini pigri e se necessario multarli.

2)  TECNOLOGIA, WI-FI per tutti...- NON CON LE SOLE PAROLE DEMAGOGICHE- soprattutto nelle piazze e nei posti strategici, dove ognuno può collegarsi in rete gratuitamente a spese del Comune, visto che spende  esponenzialmente di più con i telefoni che ha nei vari uffici pubblici. Con la rete WI-FI, fatta da gente competente, non solo risparmia il Comune, ma la gente può fare la disdetta alla rete adsl ed avere qualche soldino in tasca in più a fine mese. Questo si chiama  COMUNE.

3) Mettere nei tetti degli uffici e delle scuole comunali il fotovoltaico. Se ci sono terreni inutilizzati di proprietà del Comune, proporre di fare delle piccole centrali fotovoltaiche per il paese.

P.S. non è utopia, sono cose fattibili che diversi comuni d’Italia già fanno.
E un’ultima cosa: non fate il WI-FI nei terreni e tetti di sindaci, vice sindaci e assessori, per non fare spendere più soldi ai cittadini.
Come promemoria dovete rileggere sempre la prima parte dell’articolo. Eventualmente se proprio cercate un tetto privato, io offro il tetto di casa mia almeno per una volta non è un politico a goderne dei profitti. IO SONO STATO IL PRIMO A DIRVELO. Iniziate a contare i giorni perché il governo nazionale vi sta accelerando i tempi.
                                                                                                            
                                                                                                                Pietro Santacroce

mercoledì 26 gennaio 2011

FELICITA' O PIACERE-INFELICITA'

Sabato scorso, al post-cresima, con i miei ragazzi abbiamo cercato un po’ di parlare della “felicità” e del “piacere” a causa di tutto quello che sta succedendo in Italia con tutte queste escort che entrano ed escono dai palazzi di potere. Facendo una distinzione chiara su cosa possa essere la felicità e su cos’è il piacere ho fatto un po’ parlare i ragazzi. Gli adolescenti fanno fatica a capire che le cose materiali ti danno solo un piacere momentaneo che non ti appaga mai: l’adolescente fa finta di non capire perché è sempre alla ricerca della felicità tramite le cose materiali ma appena tiri in ballo l’amicizia, l’amico che non ti cerca, o, la fidanzata che lo lascia, allora inizia a capire che una persona è felice, solo, se si sente amata o ama, e che le cose materiali non ti appagano mai. Ecco perché l’edonista è sempre infelice. Un uomo solo è sempre infelice se attorno non si sente amato, allora cerca la felicita nella ricerca del piacere. Ecco perché il tizio del consiglio, con la testa asfaltata, paga le troie per appagarsi di quel piacere momentaneo che a modo suo lo fa felice; ma l’indomani quando inizia a dialogare con il suo Io, capisce che ancora, c’è qualcosa in lui che lo fa sentire solo e infelice. Molti studiosi dicono che l’“infelicità” è come lo zero della matematica: annulla tutto ciò che si accoppia con lei, paragonata al nulla, secondo il posto che occupa, fa esplodere le cifre e le umilia. Invece, come dice Umberto Galimberti è “percorrendo i diversi scenari culturali che si impara che il mondo è un po’ più grande e aperto di quanto lo siano le cantine buie della nostra anima, dove l’infelicità si alimenta della sua solitudine e si nutre del rifiuto della comunicazione.” E’ vivendo la vita sotto casa e non guardando dalla finestra che si è felici. E’ non mettendo l’avere al di sopra dell’essere che si è felici. E’ mettendo l’“altro” al primo posto, amandolo, e relazionandosi con lui che ti rende felice.



martedì 4 gennaio 2011

ESKIMO

Pensandoci bene, l'abbiamo voluta noi, in Italia, la gente come Marchionne. Li abbiamo voluti noi questi governanti che ci stanno facendo sprofondare nel più scuro dei baratri mai visti nella storia della nostra repubblica. No, non è così, io non li ho voluti, però la democrazia dice che sono italiano e lo devo accettare. Sono italiano anche se  mi  vergogno di esserlo per colpa di gente come Berlusconi, Dell'Utri, Violante e D'alema. Mi hanno dato del bamboccione e per dimostrare che non lo ero ho fatto il mutuo, comprato casa e sono andata a vivere da solo. Mi stanno cancellando il mio contratto da operaio metalmeccanico e devo stare zitto, non devo manifestare, eventualmente devo lavorare in silenzio se proprio voglio protestare. Se manifesti, i celerini, ti bloccano dietro i cancelli del porto di Civitavecchia, ti picchiano e ti mandano all'ospedale.  Mi vergogno di essere italiano, o, quanto meno, mi vergognavo fino a domenica sera, quando ho visto ragazzi, come Valerio, Marialaura, Simone e Claudio, che presentavano una nuova associazione socio-culturale. ESKIMO, il nome dell'associazione. Un'associazione piena di idee e di voglia di cambiamento, fatta da ragazzi di buona volontà. Se oggi non mi vergogno di essere italiano è grazie a questi ragazzi. Questa è l'Italia di cui io faccio parte, l'Italia di Valerio, Marialaura, Simone e Claudio.
Voglio pubblicare un pezzo del discorso che ha fatto Valerio: "Noi siamo un’associazione che si occupa di sociale, non in termini di carità, ma sociale nel senso di cercare di affrontare temi e di dare risposte a questi temi che interessino la collettività, la società, e culturale nel senso che guarda alla cultura, alla conoscenza, al sapere quali strumenti per  offrire tali risposte. Che guarda proprio alla diffusione della conoscenza come arma per affrontare la malattia dell’oscurantismo e dell’inettitudine sociale. Poi l’aggettivo giovanile, che sta a sottolineare l’identità anagrafica di questo gruppo, un gruppo di giovani, ragazze e ragazze, stanchi della realtà che ci circonda e pronti a mostrare che, nell’era del grande fratello e di uomini e donne, c’è ancora una fetta di società e di giovani che non ci sta, che non vuole omologarsi, che ha ancora un minimo di senso critico per dire no e per avanzare una nuova proposta, possibilmente alternativa agli schemi convenzionali tradizionali. Un gruppo di giovani stanchi di questa situazione in cui se sei figlio di qualcuno vai avanti, mentre se sei figlio di nessuno resti a marcire nel tuo anonimato. E la scelta stessa di proporre una ragazza come presidente dell’associazione, discende non solo per le capacità e le competenze della stessa Marialaura, ma anche e perché  nell’era del bunka bunka, avere un presidente donna, è di per sé un fatto spiazzante, rivoluzionario.Perché c’è ancora chi riesce a dire no, chi riesce ad indignarsi, chi ha ancora la forza ed il coraggio di dire che “ il nostro futuro e il futuro  della nostra terra lo vogliamo costruire noi”, che non siamo disposti a chinare il capo di fronte alle vostre assurde meschinità, che siamo stanchi di una classe dirigente incompetente e fallimentare, siamo stanchi di una classe politica che in un momento storico sociale del genere, non sappia parlare d’altro che di fiducia sì-fiducia no, di compravendita di parlamentari… siamo stanchi di questa classe politica del “ghe pensi mì”. Siamo stanchi una classe politica che anzicchè provare a cambiare questo schifo di sitema, non sappia proporre altro che cambiare la legge elettorale. Basta! Noi vogliamo dire basta! Noi vogliamo parlare d’altro, vogliamo proporre altro. Vogliamo poter ascoltare e pronunciare parole nuove, vogliamo provare a respirare un’aria nuova, un nuovo profumo da opporre al puzzo dell’inettitudine generale."


lunedì 3 gennaio 2011

BLOCCHIAMO LE DELOCALIZZAZIONI

Una volta Archimede disse che se gli avessero dato un punto di appoggio, con una leva, avrebbe sollevato il mondo. Molti altri studiosi, oggi, direbbero con tutti i mezzi elettronici e di comunicazione, di dargli in prestito i nostri occhi, le nostre orecchie, il nostro cervello e tutti i nostri sistemi nervosi per spostare il mondo nella direzione dove vorrebbero loro; ma una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di quelli che vogliono trarre “profitti” per i loro piaceri individuali, il risultato sarà che non avremo più diritti e dopo che ci avranno spremuto per bene il nostro cervello, ci ritroveremo in mezzo alla strada a chiedere un posto di lavoro o un tozzo di pane.
Ormai la produzione viene "delocalizzata" nel mondo dove il costo del lavoro è più basso perché mancano controlli sulla sicurezza, diritti sindacali, tutela per l'ambiente, e perché vengono sfruttati i bambini trovati per strada o distolti dalla scuola. Un esempio attuale è stata la Fiat di Pomigliano che volevano spostare in Serbia con la scusa della crisi o dell’assenteismo. I sindacati corrotti hanno fatto la loro parte per far sì che l'accordo venisse accettato dagli operi. 
Oggi, a Mirafiori, si ripete lo stesso stratagemma e ci ritroviamo con lo stesso ricatto, la stessa politica, da parte di un manager, che non è neanche italiano ma elvetico, Marchionne, che ribadisce che "se vincesse il NO al referendum degli operai per Mirafiori non ci sarebbe investimento". Un pò come dire o la vita o la borsa. La BORSA. Allora la risposta a ciò sarebbe la delocalizzazione.  L'unico obbiettivo da parte di questi manager, spregevoli, è solo l'arricchimento del loro capitale, e questo sta bene ai nostri politici e in particolare a quei politici del PD, visto che ormai  il PDL è saputo e risaputo che è amico dei sindacati che stanno vendendo gli operai in BORSA.
Tutti bravi, cristiani e onesti cittadini che, quando si tratta di incassare, non guardano in faccia nemmeno i loro amici. A tal proposito, parlando di cristiani, il Papa ci ricorda che non “è lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favori, o peggio per sfruttamento”.*
È una pretesa inaccettabile da un paese civile: non si può compiere la prima accumulazione del capitale, la prima crescita produttiva e tecnica usando le risorse umane locali e poi trasferirsi dove conviene al capitale. Soprattutto in paesi come il nostro dove la formazione di una società industriale è avvenuta anche grazie ai privilegi e alle discipline autoritarie, anche grazie ai riarmi e ai bagni di sangue delle guerre mondiali. Questa del signor Marchionne è un ricatto vero e proprio, visto che, democraticamente, gli operai devono avere la "libertà" di dire solo SI a una cosa che vorrebbero dire NO. Non ci sono più diritti, non c'è più democrazia, ormai l'illegalità e diventata legale e l'incostituzionalità è diventata costituzionale con un solo popolo, idiota e narcotizzato, dove trova l'ultimo sempre più ultimo. L'UOMO è per la BORSA secondo Marchionne, invece per DIO è la BORSA che è per il miglioramento di "vita" dell'UOMO. O la BORSA o la "vita". La BORSA.




* BENEDETTO XVI, CARITAS in veritate, 40.

venerdì 31 dicembre 2010

COSA C'E' DI PIU' MERAVIGLIOSO!


 Passare un’intera giornata con i miei ragazzi non ha prezzo. E così ieri sera, dopo una giocata a carte, Carmelo, come d’incanto, all’improvviso, d’impulso, ha detto: “scampagnata domani a casa di Peppe”. Giuseppe a casa sua m’invita sempre e così ho accettato. Ognuno ha fatto la sua parte, io ho cucinato la pasta che ho chiamato “pasta buttata mattoni mattoni”, perché era cucinata senza soffritto e mangiata senza formaggio, qualcun altro ha arrostito la carne e qualcun altro ancora ha lavato i piatti. La parte più spettacolare è avvenuta dopo, quando i ragazzi sono andati a giocare a pallone in un bellissimo campetto curato con prato inglese. Volevo restare a guardare lo spettacolo che davano tra le entrate acrobatiche e i falli, tra le risate che si facevano e che mi facevano fare. Avevo proprio deciso di osservarli restando a pensare a come sono cresciuti e come sono cambiati dalla prima volta che li ho conosciuti. È proprio così, li osservi! C’è una cosa che mi rattrista il cuore: non puoi osservare una cosa fino all’infinito. Allora sei costretto a prendere una decisione: o diventi protagonista anche tu, o rimani spettatore, solo che da spettatore non sai se, un giorno loro, si ricorderanno di te, di come cucinavi per loro, o educavi. Così ho deciso di buttarmi nella mischia e di giocare a pallone con loro. Devo dire che l’ho spuntata bene tra qualche doloretto alle ginocchia e qualche gollonzo. E si! Ne è passato di tempo da quando avevano dieci anni e ormai il tempo ne segna sedici. Cosa c’è di più meraviglioso di passare una giornata con propri ragazzi, a trentasei anni, dopo che la vita ti ha dato uno schiaffo morale e che sai che non potrai mai più tornare indietro, cosa c’è di più meraviglioso! 





     

mercoledì 15 dicembre 2010

Chi è il MEGALOMANE?

Megalomania deriva da due parole greche: megas (grande) e mania (ossessione) ed è uno stato psicopatologico caratterizzato dalle fantasie di ricchezza, di fama e di onnipotenza. Il megalomane non teme di essere deluso da qualunque delle sue mire: ne ha in serbo sempre delle altre. La megalomania è sempre accompagnata quindi dal senso di onnipotenza.  L’uomo di potere si afferma strumentalizzando tutto quello che incontra. Egli non considera nemmeno i suoi beni per quello che sono; al contrario, tende a trasformarli a suo piacimento in strumenti di autoaffermazione, in armi di offesa da brandire senza pietà. C’è qualcosa di religioso in questo distacco, quasi una parvenza di ascesi; ma in realtà è una forma di cinismo spregiudicato. Il megalomane è una persona che opera senza guardare in faccia nessuno, tradendo amicizie, tessendo e disfacendo alleanze in modo strumentale e crede che il suo successo dipenda dal fatto che sia stato furbo, capace ed efficiente. Nella sua incarnazione economica il megalomane agisce attraverso la pervasività delle sue idee, non ha un programma politico, né un partito nazionale, niente chiese, niente credo, preti o sacre scritture. La civiltà che ne nasce è tenuta insieme non dalle idee di bellezza, verità, giustizia, pace e convivenza dei popoli, ma dalle idee di commercio, proprietà, profitto, denaro, che in modo inconscio governano la nostra vita. L’uomo che adora il proprio potere non tollera che qualcun altro possa essere alla sua altezza.  Nel capitolo 13 dell'Apocalisse di Giovanni si parla di una "bestia" che sale dal mare e che rappresenta il "male" della terra. Poi parla di una seconda "bestia" che sale dalla terra stessa e che costringe tutte le genti ad adorare la prima bestia. Che centra tutto questo con il megalomane? bhe, ai tempi dell'Apocalisse c'era Giulio Cesare come megalomane, oggi, in Italia esiste ma avete capito chi? Avete capito chi è la "prima" bestia e chi è la "seconda" bestia?





domenica 2 maggio 2010

DIFENDIAMO LA NOSTARA ACQUA

Sui beni pubblici devono intervenire associazioni NO-PROFIT, il bene pubblico non si deve privatizzare. Parlando dell’acqua pubblica, ogni volta che un comune la privatizza, di colpo, aumentano le bollette. L'acqua, così come l'aria, è un bene UNIVERSALE che non si può negare a nessuno. Non è possibile che oltre a morire di fame ci deve essere gente che muore di sete. Oggi un mio amico mi ha mandato una mail che mi ha dato l’idea di questo post. Così vi incollo una parte della mail e ancora grazie a Fabio che ci tiene informati al meglio possibile su quello che succede nella nostra terrà:


“Grazie all'interesse di alcune organizzazione che hanno organizzato una petizione di firme , l'opinione pubblica ha potuto condizionare la politica .
Tuttavia su un numero di 78 politici ....25 hanno lavorato contro di noi ma a favore di qualcun altro.”

" ACQUA PUBBLICA. Con 53 voti a favore e 25 contrari, l'Assemblea regionale siciliana ha anche approvato, a scrutinio segreto, l'articolo 50 della finanziaria regionale, che prevede il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua in Sicilia.” “La norma avvia il ritorno alla gestione pubblica delle risorse idriche, che in alcuni comuni siciliani vengono gestite da società e consorzi privati che in alcuni casi, come nell'agrigentino, non sono riusciti a risolvere i problemi di approvvigionamento. Ad Agrigento l'acqua viene erogata a singhiozzo, in alcune zone i rubinetti rimangono a secco anche una settimana. " Dalla SICILIA WEB.

L'acqua deve essere pubblica e al minor prezzo possibile.
A l'idiozia del capitalismo non c'è mai fine ...pensate che in Bolivia una corporation americana aveva acquisito il diritto su tutta l' acqua del paese ....persino quella piovana .

venerdì 12 marzo 2010

C'ERA UNA VOLTA L' ESSERE

Bellissima riflessione del professore Salvatore Vaccarella sull'Essere. L'altra sera alla scuola socio politica in occassione del tema Antropologico "l' Uomo nella bibbia", tema affrontato dal teologo Pino Ruggeri, il prof. Vaccarella ha introdotto il tema da un punto di vista filosofico partendo proprio dall'Essere. Siccome mi ha lasciato di stucco ve lo voglio riproporre a sua gentile concessione nel mio blog:

"C’era una volta l’essere eterno, immutabile, identico a sé stesso. Criterio di verità, criterio del bene e del male, cosmos (ordine), nomos (legge). Ma ad un certo punto della storia, apparentemente senza storia e intrisa di ottimismo, nasce il soggetto (la svolta antropologica). Nonostante sia il dubbio e la finitudine il grembo da cui nasce, il soggetto si attribuisce a poco a poco, le caratteristiche dell’essere: l’autopoiesi, origine del vero e del falso, criterio del bene e del male. È una storia all’insegna dell’autoreferenzialità. Ma il soggetto, nonostante la sua hybris (tracotanza), finisce per scontrarsi con l’ineffabilità dell’essere.

La storia si mette male e, come nei romanzi americani, ha due uscite, a scelta del lettore:
- o il soggetto/filosofo si adatta a fare il pastore dell’essere (una sorta di custode che ricorre al linguaggio della poesia);
- o nel peggiore dei casi, non gli rimane che intraprendere un Itinerarium mentis in nihilum.
Le due soluzioni si muovono nel cono d’ombra del pensiero tragico, nel cui seno nasce la filosofia.

C’è un'altra storia:
l’Essere non è impersonale, è una persona, e il soggetto, nello stesso giorno in cui nasce (così dicono gli esperti), mangia i frutti di uno strano albero per conoscere la verità e il criterio del bene e del male. Sembra ripetersi la stessa storia, ma l’essere persona farà la differenza. Egli è un grande pedagogo, esperto di umanità. All’inizio punisce il soggetto (persona) ma la Sua bontà e la Sua pazienza, lo inducono ad abbassarsi fino alla condizione di servo. Egli prende su di sé il limite, la finitudine del soggetto, per elevarlo.

Per i rapsodi e gli aedi della prima storia, la seconda è caratterizzata dalla stoltezza.
Ma chi crede al secondo racconto, spera in virtù della sottomissione di chi si è fatto servo per Amore con tanta pazienza (hyponomè).
Spera nell’ Amore che salva."                                   
                                                                                              Salvatore Vaccarella