lunedì 6 febbraio 2012

Art 1 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

SPUNTI PRESI DAL LIBRO DI DON ANDREA GALLO E UN PO' MIEI.


Art.1.  L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione. 

Quindi cosa ci dice la Costituzione? Ci dice che è una Repubblica. Dal Latino "Res publica" che vuol dire "cosa pubblica", e non di pochi, perciò di tutti. Questo significa che bisogna aprirsi a tutte le culture a partire dalle altre religioni e quindi credenti e non credenti. Già qua si capisce che la chiesa deve restare fuori dalla "cosa pubblica". La Costituzione ci dice che la Repubblica è "Democratica", che deriva dal latino "demos" che significa "popolo" e da "crazia" che vuol dire "potere". Quindi "potere del popolo" ma come si fa ad essere democratici se non c'è la partecipazione del popolo? La dittatura dei mercati finanziari minaccia la pace e la democrazia. Dobbiamo uscire da un società tutta imposta sulle aspettative e sulle pretese. Noi ci alziamo al mattino e diciamo: " Questo mi è dovuto, quest'altro pure". C'è bisogno di una rivoluzione culturale, perchè se un uomo vuole essere coerente con la sua umanità, al mattino quando si alza deve chiedersi, cominciando dalla propria casa: " Cosa posso fare per la mia famiglia, per il mio quartiere e ancora più in là?"E così via, pensando all'agire locale e poi all'agire globale. "L'Italia è democratica": vuol dire che la Repubblica si fonda sulla partecipazione di tutti, e non con una legge che loro stessi hanno definito "porcata" dove i candidati li scelgono i padroni di partito, sulla  base di parentele consolidate. Se prima in parlamento esisteva la cosiddetta "casta" adesso c'è la supercasta.
"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Allora questo cosa ci fa capire che le fabbriche che sono in Italia devono chiudere per andare in Asia? Lo sfruttamento e la disoccupazione devono cessare. Ormai si è arrivati al punto di proletarizzare il lavoro intellettuale e questa è una cosa assai grave. I giovani dopo anni di studi nelle università e di specializzazioni, si trovano costretti a lavorare nelle fabbriche con un salario da fame e senza sicurezza di un posto fisso, senza tenere conto delle loro capacità intellettive con contratti interinali fatti da agenzie esterne alle fabbriche. Basta con i contratti CO.CO.CO., flessibilita ecc... basta con i Marchionne e i pinco pallini  di turno che si vogliono arricchire col sudore degli operai. E' la costituzione che ce lo dice. Il divario tra i più poveri e più ricchi non è stato mai così significativo. 
Partiamo proprio da Marchione: Lo scipero non mai stato un ricatto, bensì un diritto sacrosanto dei lavoratori. A un certo punto firmata l'intesa alla FIAT è stata fatta fuori la FIOM. Ma non vi sembra di poter dire che si negano i diritti a chi non firma il contratto? Mi chiedo come facciano i sindacati a firmare.  E la cosa più grave arriva dal sindaco di Torino che afferma che "sono dei risultati positivi", Bersani neanche a nominarlo perchè tanto è come sparare sulla croce rossa. Ma è un peggioramento rispetto a Pomigliano! Si torna indietro al famoso accordo 1994: ma il contratto nazionale, la dignità del lavoro e della persona, dove li lasciamo? Queste cose poi generalmente le fanno o ad Agosto, o a Natale, quando la gente è impegnata con le vacanze  e nessuno si accorge di niente. Per fare un esempio, basta pensare alla riduzione della pausa degli operai a dieci minuti, si risparmierebbe di circa 3 milioni di euro all'anno. Cioè meno di un terzo di quello che guadagna Marchione. 
E Marchione mi parla di ideologia della FIOM, si vede che non sa nemmeno cos'è l'ideologia e il manager.                                                                                                                     
Bhe, arrivando a questo punto le conclusioni tracciatele voi cari lettori. 

domenica 25 settembre 2011

ARTICOLO PUBBLICATO NEL CORRIERE ELORINO DEL 16 SETTEMBRE pag 6


Carissima dottoressa Santina Giannone,
 le scrivo in riferimento all’articolo che lei ha pubblicato nel Corriere Elorino dell’ 1 Settembre, riguardante il tema dello scontro tra Gennuso e Savarino e di come la gente sia narcotizzata. Sono d’accordo con lei quando dice che la gente si sta distraendo per parlare di questi pettegolezzi. Queste comari di cortile sono coloro che hanno portato e stanno continuando tuttora a portare alla rovina il nostro paese.
Ci possiamo consolare dal fatto che, come diceva sempre lei, ci siamo allineati alla politica nazionale (“allineamento cosmico”, lo chiamava un noto politico rosolinese), che però non sa dove trovare 55 miliardi di euro per la manovra finanziaria.
Comunque sia, io penso che questa gente ha i giorni contati nel nostro paesino. E sa perché? Perché quando cammino per le nostre vie, vedo ragazzi svegli, e non vecchi narcotizzati che ancora mi parlano di scambio di voti, di come fare le gare d’appalto, di come risolvere il problema della spazzatura, perché la mafia non ti permette di fare la raccolta differenziata e bisogna stare attenti che non ti bruciano i contenitori e via di seguito. Io vedo ragazzi che a tutto questo non ci stanno. Che non vogliono più questo sistema corrotto, governato anche da gente che ha, o ha avuto, problemi con la giustizia. Vedo ragazzi con idee, che sono critici verso la mala gestione del paese. Che amano la loro città, che purtroppo pian piano, però, diventa terra arida. Che la vogliono difendere a tutti i costi e che non vogliono lasciarla sol perché non offre nulla per il loro futuro. Un esempio sono i ragazzi dell’associazione Eskimo, o l’associazione Arci Locomotiva, o ancora l’Officina Culturale Leonardo da Vinci.
 Io non voglio diventare anarchico, ma mi stanno costringendo a esserlo; è una questione di ideali, perché non ce la faccio più a subire le incompetenze dei politici e lo spreco di denaro pubblico, e mi fanno ridere quando ne becchi uno di loro che ti dice che lui ci mette la faccia, e perché non lo faccio io, visto che sempre parlo. Io so solo che pago regolarmente le tasse. Da questo momento ho una proposta da fare al “SINDACO” e alla sua “giunta” di politici competenti, perché di questo stiamo parlando, di competenza:

1)  SPAZZATURA: aggiungere il sacchetto marroncino per l’umido e quello nero per l’indifferenziata. Aggiungere i bidoni neri per i condomini riguardo l’indifferenziata. Il sacchetto marroncino deve essere con chiusura ermetica e inodore, e finiamola con la storiella del secchio marrone: nei condomini non è possibile! Mettere il codice a barre individuale nei sacchetti e prevenire eventuali infrazioni da parte dei cittadini pigri e se necessario multarli.

2)  TECNOLOGIA, WI-FI per tutti...- NON CON LE SOLE PAROLE DEMAGOGICHE- soprattutto nelle piazze e nei posti strategici, dove ognuno può collegarsi in rete gratuitamente a spese del Comune, visto che spende  esponenzialmente di più con i telefoni che ha nei vari uffici pubblici. Con la rete WI-FI, fatta da gente competente, non solo risparmia il Comune, ma la gente può fare la disdetta alla rete adsl ed avere qualche soldino in tasca in più a fine mese. Questo si chiama  COMUNE.

3) Mettere nei tetti degli uffici e delle scuole comunali il fotovoltaico. Se ci sono terreni inutilizzati di proprietà del Comune, proporre di fare delle piccole centrali fotovoltaiche per il paese.

P.S. non è utopia, sono cose fattibili che diversi comuni d’Italia già fanno.
E un’ultima cosa: non fate il WI-FI nei terreni e tetti di sindaci, vice sindaci e assessori, per non fare spendere più soldi ai cittadini.
Come promemoria dovete rileggere sempre la prima parte dell’articolo. Eventualmente se proprio cercate un tetto privato, io offro il tetto di casa mia almeno per una volta non è un politico a goderne dei profitti. IO SONO STATO IL PRIMO A DIRVELO. Iniziate a contare i giorni perché il governo nazionale vi sta accelerando i tempi.
                                                                                                            
                                                                                                                Pietro Santacroce

martedì 20 settembre 2011

HANNO CALPESTATO LA DIGNITA' DI UN OPERAIO


Carissimo Pietro, per motivi di privacy non posso dirti chi sono, ti scrivo per chiederti il favore di pubblicare questo mio racconto sul tuo blog. Questa che sto per raccontarti è la storia di un uomo di 35 anni. Come tutti gli uomini quest'uomo è stato un ragazzo che, in età adolescenziale, aveva dei sogni chiusi nel cassetto. Chi non ha mai sognato di fare qualcosa da grande per realizzarsi nella vita?! Quest'uomo quand'era ragazzo sognava di diventare un professore di radiotecnica ma la sorte, o il destino, se vogliamo intenderla in questo modo, gli ha riservato qualcos'altro. Così da riparatore radio tv è passato pian piano a diventare un operaio in fabbrica. Sai una di quelle cose che, alla fine del 1800 e gli inizi del 1900, attraeva la gente dei paesini a trasferirsi nelle grandi città in espansione dove nascevano grandi aziende e la gente ci andava a lavorare? Bene, questo ragazzo, ingannato da quest'illusione ottica e falsa profetica, decise di andare a lavorare per la ST microelectronics di Catania. Bella nel suo splendore, potente dalla sua grandezza ma difficile e complessa al suo interno. Nel frattempo le azioni quotate in borsa salivano e la ST si espandeva, ma nello stesso tempo investiva anche all'estero, con il primo capitale che si accumulava e anche grazie ai prestiti agevolati che lo Stato gli inviava  -MODELLO MARCHIONNE -  tra gli anni 90 e 2006. Così si decide di puntare a Singapore dove, gli operai, che non conoscono i sindacati e non sanno cosa sono i diritti, lavorano anche 12 ore al giorno per un salario da fame; I manager di questa azienda vogliono portare lo stesso modello che è a Singapore alla ST di Catania, dove lavora quest'uomo che prima era un ragazzo.  L'azienda, anche grazie all'aiuto dei sindacalisti filo-aziendali della FIM, UGLM e FISMIC che firmano qualsiasi cosa basta che si scende a compromessi, toglie alcuni diritti ai lavoratori come la vestizione, che è imposta dall'azienda stessa, e la mette a carico dell'operaio. L'operaio deve concedere all'azienda 15 miniti del suo tempo libero giornaliero per la vestizione. Minuti che vengono sottratti dalla sua vita dove, invece, potrebbe dedicarli ai suoi familiari, ai suoi amici ma come sappiamo, in un mondo dove regna l'amore per i soldi non ci sono legami affettivi per gli esseri umani svestiti della stessa dignità. 

Morale della favola: questo ragazzo oggi si trova a subire soprusi, col rischio che gli cambiano la turnazione, e si può ritrovare il suo salario ridotto di un quarto perchè non sottostà alle richieste inaccettabili dell'azienda, perchè quando ci sono veleni nell'ambiente dove lavora esce fuori dalla sala, perchè non si inclina alle mortificazioni che deve subire tutti i giorni da parte dei manager in questione, ma soprattutto perchè si mette a fare il sindacalista dei poveri. Questo ragazzo vede il suo sogno sfumare e di ricominciare una vita da capo. A soli 35 anni, ancora ha tutta la vita davanti, ce la può fare!? Ma quanto campa un essere umano?

Era un radiotecnico affermato, ora si sente come un menomato che, non riesce più a far valere le sue capacità, dinanzi a una così cattiveria retta solo per il piacere del profitto e della carriera altrui. Il lavoro che serve per la realizzazione dell'uomo è diventato un modo per produrre profitto e capitali, e il profitto che è un mezzo che serve al bene dell'uomo è diventato un fine. Ai giorni nostri, pur vivendo fianco a fianco e passeggiando sullo stesso marciapiede, gli uomini non si conoscono, non sono affatto interessati a scambiarsi opinioni o pareri né tanto meno ad instaurare un tipo di rapporto tra di loro che li renda meno soli ed egoisti. I soldi, il potere e la fama, sono gli unici obbiettivi da raggiungere. A presto e grazie ancora, un tuo carissimo amico e scusami ancora se ho usato una mail anonima per scriverti.


mercoledì 26 gennaio 2011

FELICITA' O PIACERE-INFELICITA'

Sabato scorso, al post-cresima, con i miei ragazzi abbiamo cercato un po’ di parlare della “felicità” e del “piacere” a causa di tutto quello che sta succedendo in Italia con tutte queste escort che entrano ed escono dai palazzi di potere. Facendo una distinzione chiara su cosa possa essere la felicità e su cos’è il piacere ho fatto un po’ parlare i ragazzi. Gli adolescenti fanno fatica a capire che le cose materiali ti danno solo un piacere momentaneo che non ti appaga mai: l’adolescente fa finta di non capire perché è sempre alla ricerca della felicità tramite le cose materiali ma appena tiri in ballo l’amicizia, l’amico che non ti cerca, o, la fidanzata che lo lascia, allora inizia a capire che una persona è felice, solo, se si sente amata o ama, e che le cose materiali non ti appagano mai. Ecco perché l’edonista è sempre infelice. Un uomo solo è sempre infelice se attorno non si sente amato, allora cerca la felicita nella ricerca del piacere. Ecco perché il tizio del consiglio, con la testa asfaltata, paga le troie per appagarsi di quel piacere momentaneo che a modo suo lo fa felice; ma l’indomani quando inizia a dialogare con il suo Io, capisce che ancora, c’è qualcosa in lui che lo fa sentire solo e infelice. Molti studiosi dicono che l’“infelicità” è come lo zero della matematica: annulla tutto ciò che si accoppia con lei, paragonata al nulla, secondo il posto che occupa, fa esplodere le cifre e le umilia. Invece, come dice Umberto Galimberti è “percorrendo i diversi scenari culturali che si impara che il mondo è un po’ più grande e aperto di quanto lo siano le cantine buie della nostra anima, dove l’infelicità si alimenta della sua solitudine e si nutre del rifiuto della comunicazione.” E’ vivendo la vita sotto casa e non guardando dalla finestra che si è felici. E’ non mettendo l’avere al di sopra dell’essere che si è felici. E’ mettendo l’“altro” al primo posto, amandolo, e relazionandosi con lui che ti rende felice.



martedì 4 gennaio 2011

ESKIMO

Pensandoci bene, l'abbiamo voluta noi, in Italia, la gente come Marchionne. Li abbiamo voluti noi questi governanti che ci stanno facendo sprofondare nel più scuro dei baratri mai visti nella storia della nostra repubblica. No, non è così, io non li ho voluti, però la democrazia dice che sono italiano e lo devo accettare. Sono italiano anche se  mi  vergogno di esserlo per colpa di gente come Berlusconi, Dell'Utri, Violante e D'alema. Mi hanno dato del bamboccione e per dimostrare che non lo ero ho fatto il mutuo, comprato casa e sono andata a vivere da solo. Mi stanno cancellando il mio contratto da operaio metalmeccanico e devo stare zitto, non devo manifestare, eventualmente devo lavorare in silenzio se proprio voglio protestare. Se manifesti, i celerini, ti bloccano dietro i cancelli del porto di Civitavecchia, ti picchiano e ti mandano all'ospedale.  Mi vergogno di essere italiano, o, quanto meno, mi vergognavo fino a domenica sera, quando ho visto ragazzi, come Valerio, Marialaura, Simone e Claudio, che presentavano una nuova associazione socio-culturale. ESKIMO, il nome dell'associazione. Un'associazione piena di idee e di voglia di cambiamento, fatta da ragazzi di buona volontà. Se oggi non mi vergogno di essere italiano è grazie a questi ragazzi. Questa è l'Italia di cui io faccio parte, l'Italia di Valerio, Marialaura, Simone e Claudio.
Voglio pubblicare un pezzo del discorso che ha fatto Valerio: "Noi siamo un’associazione che si occupa di sociale, non in termini di carità, ma sociale nel senso di cercare di affrontare temi e di dare risposte a questi temi che interessino la collettività, la società, e culturale nel senso che guarda alla cultura, alla conoscenza, al sapere quali strumenti per  offrire tali risposte. Che guarda proprio alla diffusione della conoscenza come arma per affrontare la malattia dell’oscurantismo e dell’inettitudine sociale. Poi l’aggettivo giovanile, che sta a sottolineare l’identità anagrafica di questo gruppo, un gruppo di giovani, ragazze e ragazze, stanchi della realtà che ci circonda e pronti a mostrare che, nell’era del grande fratello e di uomini e donne, c’è ancora una fetta di società e di giovani che non ci sta, che non vuole omologarsi, che ha ancora un minimo di senso critico per dire no e per avanzare una nuova proposta, possibilmente alternativa agli schemi convenzionali tradizionali. Un gruppo di giovani stanchi di questa situazione in cui se sei figlio di qualcuno vai avanti, mentre se sei figlio di nessuno resti a marcire nel tuo anonimato. E la scelta stessa di proporre una ragazza come presidente dell’associazione, discende non solo per le capacità e le competenze della stessa Marialaura, ma anche e perché  nell’era del bunka bunka, avere un presidente donna, è di per sé un fatto spiazzante, rivoluzionario.Perché c’è ancora chi riesce a dire no, chi riesce ad indignarsi, chi ha ancora la forza ed il coraggio di dire che “ il nostro futuro e il futuro  della nostra terra lo vogliamo costruire noi”, che non siamo disposti a chinare il capo di fronte alle vostre assurde meschinità, che siamo stanchi di una classe dirigente incompetente e fallimentare, siamo stanchi di una classe politica che in un momento storico sociale del genere, non sappia parlare d’altro che di fiducia sì-fiducia no, di compravendita di parlamentari… siamo stanchi di questa classe politica del “ghe pensi mì”. Siamo stanchi una classe politica che anzicchè provare a cambiare questo schifo di sitema, non sappia proporre altro che cambiare la legge elettorale. Basta! Noi vogliamo dire basta! Noi vogliamo parlare d’altro, vogliamo proporre altro. Vogliamo poter ascoltare e pronunciare parole nuove, vogliamo provare a respirare un’aria nuova, un nuovo profumo da opporre al puzzo dell’inettitudine generale."


lunedì 3 gennaio 2011

BLOCCHIAMO LE DELOCALIZZAZIONI

Una volta Archimede disse che se gli avessero dato un punto di appoggio, con una leva, avrebbe sollevato il mondo. Molti altri studiosi, oggi, direbbero con tutti i mezzi elettronici e di comunicazione, di dargli in prestito i nostri occhi, le nostre orecchie, il nostro cervello e tutti i nostri sistemi nervosi per spostare il mondo nella direzione dove vorrebbero loro; ma una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di quelli che vogliono trarre “profitti” per i loro piaceri individuali, il risultato sarà che non avremo più diritti e dopo che ci avranno spremuto per bene il nostro cervello, ci ritroveremo in mezzo alla strada a chiedere un posto di lavoro o un tozzo di pane.
Ormai la produzione viene "delocalizzata" nel mondo dove il costo del lavoro è più basso perché mancano controlli sulla sicurezza, diritti sindacali, tutela per l'ambiente, e perché vengono sfruttati i bambini trovati per strada o distolti dalla scuola. Un esempio attuale è stata la Fiat di Pomigliano che volevano spostare in Serbia con la scusa della crisi o dell’assenteismo. I sindacati corrotti hanno fatto la loro parte per far sì che l'accordo venisse accettato dagli operi. 
Oggi, a Mirafiori, si ripete lo stesso stratagemma e ci ritroviamo con lo stesso ricatto, la stessa politica, da parte di un manager, che non è neanche italiano ma elvetico, Marchionne, che ribadisce che "se vincesse il NO al referendum degli operai per Mirafiori non ci sarebbe investimento". Un pò come dire o la vita o la borsa. La BORSA. Allora la risposta a ciò sarebbe la delocalizzazione.  L'unico obbiettivo da parte di questi manager, spregevoli, è solo l'arricchimento del loro capitale, e questo sta bene ai nostri politici e in particolare a quei politici del PD, visto che ormai  il PDL è saputo e risaputo che è amico dei sindacati che stanno vendendo gli operai in BORSA.
Tutti bravi, cristiani e onesti cittadini che, quando si tratta di incassare, non guardano in faccia nemmeno i loro amici. A tal proposito, parlando di cristiani, il Papa ci ricorda che non “è lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favori, o peggio per sfruttamento”.*
È una pretesa inaccettabile da un paese civile: non si può compiere la prima accumulazione del capitale, la prima crescita produttiva e tecnica usando le risorse umane locali e poi trasferirsi dove conviene al capitale. Soprattutto in paesi come il nostro dove la formazione di una società industriale è avvenuta anche grazie ai privilegi e alle discipline autoritarie, anche grazie ai riarmi e ai bagni di sangue delle guerre mondiali. Questa del signor Marchionne è un ricatto vero e proprio, visto che, democraticamente, gli operai devono avere la "libertà" di dire solo SI a una cosa che vorrebbero dire NO. Non ci sono più diritti, non c'è più democrazia, ormai l'illegalità e diventata legale e l'incostituzionalità è diventata costituzionale con un solo popolo, idiota e narcotizzato, dove trova l'ultimo sempre più ultimo. L'UOMO è per la BORSA secondo Marchionne, invece per DIO è la BORSA che è per il miglioramento di "vita" dell'UOMO. O la BORSA o la "vita". La BORSA.




* BENEDETTO XVI, CARITAS in veritate, 40.

venerdì 31 dicembre 2010

COSA C'E' DI PIU' MERAVIGLIOSO!


 Passare un’intera giornata con i miei ragazzi non ha prezzo. E così ieri sera, dopo una giocata a carte, Carmelo, come d’incanto, all’improvviso, d’impulso, ha detto: “scampagnata domani a casa di Peppe”. Giuseppe a casa sua m’invita sempre e così ho accettato. Ognuno ha fatto la sua parte, io ho cucinato la pasta che ho chiamato “pasta buttata mattoni mattoni”, perché era cucinata senza soffritto e mangiata senza formaggio, qualcun altro ha arrostito la carne e qualcun altro ancora ha lavato i piatti. La parte più spettacolare è avvenuta dopo, quando i ragazzi sono andati a giocare a pallone in un bellissimo campetto curato con prato inglese. Volevo restare a guardare lo spettacolo che davano tra le entrate acrobatiche e i falli, tra le risate che si facevano e che mi facevano fare. Avevo proprio deciso di osservarli restando a pensare a come sono cresciuti e come sono cambiati dalla prima volta che li ho conosciuti. È proprio così, li osservi! C’è una cosa che mi rattrista il cuore: non puoi osservare una cosa fino all’infinito. Allora sei costretto a prendere una decisione: o diventi protagonista anche tu, o rimani spettatore, solo che da spettatore non sai se, un giorno loro, si ricorderanno di te, di come cucinavi per loro, o educavi. Così ho deciso di buttarmi nella mischia e di giocare a pallone con loro. Devo dire che l’ho spuntata bene tra qualche doloretto alle ginocchia e qualche gollonzo. E si! Ne è passato di tempo da quando avevano dieci anni e ormai il tempo ne segna sedici. Cosa c’è di più meraviglioso di passare una giornata con propri ragazzi, a trentasei anni, dopo che la vita ti ha dato uno schiaffo morale e che sai che non potrai mai più tornare indietro, cosa c’è di più meraviglioso! 





     

mercoledì 15 dicembre 2010

Chi è il MEGALOMANE?

Megalomania deriva da due parole greche: megas (grande) e mania (ossessione) ed è uno stato psicopatologico caratterizzato dalle fantasie di ricchezza, di fama e di onnipotenza. Il megalomane non teme di essere deluso da qualunque delle sue mire: ne ha in serbo sempre delle altre. La megalomania è sempre accompagnata quindi dal senso di onnipotenza.  L’uomo di potere si afferma strumentalizzando tutto quello che incontra. Egli non considera nemmeno i suoi beni per quello che sono; al contrario, tende a trasformarli a suo piacimento in strumenti di autoaffermazione, in armi di offesa da brandire senza pietà. C’è qualcosa di religioso in questo distacco, quasi una parvenza di ascesi; ma in realtà è una forma di cinismo spregiudicato. Il megalomane è una persona che opera senza guardare in faccia nessuno, tradendo amicizie, tessendo e disfacendo alleanze in modo strumentale e crede che il suo successo dipenda dal fatto che sia stato furbo, capace ed efficiente. Nella sua incarnazione economica il megalomane agisce attraverso la pervasività delle sue idee, non ha un programma politico, né un partito nazionale, niente chiese, niente credo, preti o sacre scritture. La civiltà che ne nasce è tenuta insieme non dalle idee di bellezza, verità, giustizia, pace e convivenza dei popoli, ma dalle idee di commercio, proprietà, profitto, denaro, che in modo inconscio governano la nostra vita. L’uomo che adora il proprio potere non tollera che qualcun altro possa essere alla sua altezza.  Nel capitolo 13 dell'Apocalisse di Giovanni si parla di una "bestia" che sale dal mare e che rappresenta il "male" della terra. Poi parla di una seconda "bestia" che sale dalla terra stessa e che costringe tutte le genti ad adorare la prima bestia. Che centra tutto questo con il megalomane? bhe, ai tempi dell'Apocalisse c'era Giulio Cesare come megalomane, oggi, in Italia esiste ma avete capito chi? Avete capito chi è la "prima" bestia e chi è la "seconda" bestia?





domenica 2 maggio 2010

DIFENDIAMO LA NOSTARA ACQUA

Sui beni pubblici devono intervenire associazioni NO-PROFIT, il bene pubblico non si deve privatizzare. Parlando dell’acqua pubblica, ogni volta che un comune la privatizza, di colpo, aumentano le bollette. L'acqua, così come l'aria, è un bene UNIVERSALE che non si può negare a nessuno. Non è possibile che oltre a morire di fame ci deve essere gente che muore di sete. Oggi un mio amico mi ha mandato una mail che mi ha dato l’idea di questo post. Così vi incollo una parte della mail e ancora grazie a Fabio che ci tiene informati al meglio possibile su quello che succede nella nostra terrà:


“Grazie all'interesse di alcune organizzazione che hanno organizzato una petizione di firme , l'opinione pubblica ha potuto condizionare la politica .
Tuttavia su un numero di 78 politici ....25 hanno lavorato contro di noi ma a favore di qualcun altro.”

" ACQUA PUBBLICA. Con 53 voti a favore e 25 contrari, l'Assemblea regionale siciliana ha anche approvato, a scrutinio segreto, l'articolo 50 della finanziaria regionale, che prevede il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua in Sicilia.” “La norma avvia il ritorno alla gestione pubblica delle risorse idriche, che in alcuni comuni siciliani vengono gestite da società e consorzi privati che in alcuni casi, come nell'agrigentino, non sono riusciti a risolvere i problemi di approvvigionamento. Ad Agrigento l'acqua viene erogata a singhiozzo, in alcune zone i rubinetti rimangono a secco anche una settimana. " Dalla SICILIA WEB.

L'acqua deve essere pubblica e al minor prezzo possibile.
A l'idiozia del capitalismo non c'è mai fine ...pensate che in Bolivia una corporation americana aveva acquisito il diritto su tutta l' acqua del paese ....persino quella piovana .

venerdì 12 marzo 2010

C'ERA UNA VOLTA L' ESSERE

Bellissima riflessione del professore Salvatore Vaccarella sull'Essere. L'altra sera alla scuola socio politica in occassione del tema Antropologico "l' Uomo nella bibbia", tema affrontato dal teologo Pino Ruggeri, il prof. Vaccarella ha introdotto il tema da un punto di vista filosofico partendo proprio dall'Essere. Siccome mi ha lasciato di stucco ve lo voglio riproporre a sua gentile concessione nel mio blog:

"C’era una volta l’essere eterno, immutabile, identico a sé stesso. Criterio di verità, criterio del bene e del male, cosmos (ordine), nomos (legge). Ma ad un certo punto della storia, apparentemente senza storia e intrisa di ottimismo, nasce il soggetto (la svolta antropologica). Nonostante sia il dubbio e la finitudine il grembo da cui nasce, il soggetto si attribuisce a poco a poco, le caratteristiche dell’essere: l’autopoiesi, origine del vero e del falso, criterio del bene e del male. È una storia all’insegna dell’autoreferenzialità. Ma il soggetto, nonostante la sua hybris (tracotanza), finisce per scontrarsi con l’ineffabilità dell’essere.

La storia si mette male e, come nei romanzi americani, ha due uscite, a scelta del lettore:
- o il soggetto/filosofo si adatta a fare il pastore dell’essere (una sorta di custode che ricorre al linguaggio della poesia);
- o nel peggiore dei casi, non gli rimane che intraprendere un Itinerarium mentis in nihilum.
Le due soluzioni si muovono nel cono d’ombra del pensiero tragico, nel cui seno nasce la filosofia.

C’è un'altra storia:
l’Essere non è impersonale, è una persona, e il soggetto, nello stesso giorno in cui nasce (così dicono gli esperti), mangia i frutti di uno strano albero per conoscere la verità e il criterio del bene e del male. Sembra ripetersi la stessa storia, ma l’essere persona farà la differenza. Egli è un grande pedagogo, esperto di umanità. All’inizio punisce il soggetto (persona) ma la Sua bontà e la Sua pazienza, lo inducono ad abbassarsi fino alla condizione di servo. Egli prende su di sé il limite, la finitudine del soggetto, per elevarlo.

Per i rapsodi e gli aedi della prima storia, la seconda è caratterizzata dalla stoltezza.
Ma chi crede al secondo racconto, spera in virtù della sottomissione di chi si è fatto servo per Amore con tanta pazienza (hyponomè).
Spera nell’ Amore che salva."                                   
                                                                                              Salvatore Vaccarella
                                                                                                                  

mercoledì 17 febbraio 2010

Lettera del capo indiano Seattle al presidente Usa Franklin Pierce

Un amico di nome Roby Bulgaro che  viene sempre a trovarmi nel blog, mi ha dato l'ispirazione per incollare questa splendida lettera del capo Seattle al presidente degli Stati Uniti. Ho appena finito di vedere AVATAR e non è che si discosta tanto da questa lettera, in ogni caso consiglio a tutti di andare a vedere questo film. Questo post diciamo che è una continuazione del post precedente "sul fondo del Sand Creek":

Nel 1854 il "Grande Bianco" di Washington (il presidente degli Stati Uniti) si offri' di acquistare una parte del territorio indiano e promise di istituirvi una "riserva" per il popolo indiano. Ecco la risposta del "capo Seattle", considerata ancora oggi la piu' bella, la piu' profonda dichiarazione mai fatta sull'ambiente.

Ecco la risposta del capo indiano Seattle:
"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua sotto il sole come e' che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra e' sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ogni ronzio di insetti e' sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con se' il ricordo dell'uomo rosso.

Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono i nostri fratelli, il cavallo, la grande aquila sono i nostri fratelli, la cresta rocciosa, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Quest'acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non e' solamente acqua, per noi e' qualcosa di immensamente significativo: e' il sangue dei nostri padri.

I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per fiumi lo stesso affetto che dimostrerete ad un fratello. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra e' uguale all'altra, perche' e' come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che piu' gli conviene. La terra non e' suo fratello, anzi e' suo nemico e quando l'ha conquistata va oltre, piu' lontano.

Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere come si fa con i montoni o con le pietre preziose. Il suo appetito divorera' tutta la terra e a lui non restera' che il deserto.

Non esiste un posto accessibile nelle citta' dell'uomo bianco. Non esiste un posto per vedere le foglie e i fiori sbocciare in primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse e' perche' io sono un selvaggio e non posso capire. Il baccano sembra insultare le orecchie. E quale interesse puo' avere l'uomo a vivere senza ascoltare il rumore delle capre che succhiano l'erba o il chiacchierio delle rane, la notte, attorno ad uno stagno?

Io sono un uomo rosso e non capisco. L'indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza la faccia dello stagno, e preferisce l'odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L'aria e' preziosa per l'uomo rosso, giacche' tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stesa aria. L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo che impiega parecchi giorni a morire resta insensibile alle punture. Ma se noi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordare che l'aria per noi e' preziosa, che l'aria divide il suo spirito con tutti quelli che fa vivere.

Il vento che ha dato il primo alito al Nostro Grande Padre e' lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E se noi vi vendiamo le nostre terre voi dovrete guardarle in modo diverso, tenerle per sacre e considerarle un posto in cui anche l'uomo bianco possa andare a gustare il vento reso dolce dai fiori del prato. Considereremo l'offerta di acquistare le nostre terre. Ma se decidiamo di accettare la proposta io porro' una condizione: l'uomo bianco dovra' rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli. Che cos'e' l'uomo senza le bestie?

Se tutte le bestie sparissero, l'uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiche' cio' che accade alle bestie prima o poi accade anche all' uomo. Tutte le cose sono legate tra loro. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano e' fatto dalle ceneri dei nostri padri. Affinche' i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa e' arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra e' la madre di tutti noi.

Tutto cio' che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all'uomo, bensi' e' l'uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro. Tutto cio' che si fa per la terra lo si fa per i suoi figli. Non e' l'uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne e' soltanto un filo. Tutto cio' che egli fa alla trama lo fa a se stesso.

C'e' una cosa che noi sappiamo e che forse l'uomo bianco scoprira' presto: il nostro Dio e' lo stesso vostro Dio. Voi forse pensate che adesso lo possedete come volete possedere le nostre terre ma non lo potete. Egli e' il Dio dell'uomo e la sua pieta' e' uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco quanto per l'uomo rosso. Questa terra per lui e' preziosa. Dov'e' finito il bosco? E' scomparso. Dov'e' finita l'aquila? E' scomparsa. E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza".
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lunedì 8 febbraio 2010

Sul fondo del Sand Creek

SAND CREEK è una storia che sconoscevo fino a ieri. Così dopo avere ascoltato più volte la splendida canzone di De Andre, "Fiume Sand Creek",  ho voluto fare un approfondimento.

La battaglia (o meglio massacro) di Sand Creek è un episodio abbastanza noto della storia americana, ambientato in Colorado nel 1864, durante la guerra di secessione. All’epoca, i Cheyenne meridionali stanziati nella zona erano in rivolta, poiché la riserva del Sand Creek in cui erano stati confinati da tre anni non era in grado di sostentare la popolazione, in quanto troppo lontana dai percorsi delle mandrie di bisonti. Il campo Cheyenne si trovava in un'ansa a ferro di cavallo del Sand Creek a nord del letto di un altro torrente quasi secco. Vi erano quasi seicento indiani nell'ansa del torrente, due terzi dei quali donne e bambini. I capi dei Cheyenne erano Pentola Nera, Antilope Bianca, Copricapo di Guerra. Poco distante vi era il campo Arapaho di Mano Sinistra.

All'alba del 29 novembre 1864, il colonnello Chivington fece circondare l'accampamento, nonostante gli accordi presi e anche se nel mezzo del villaggio sventolava la bandiera americana, comandò l'attacco contro una popolazione inerme che quasi niente fece per reagire. Gli episodi sconvolgenti - come venne testimoniato dagli stessi indiani e da molti altri bianchi che parteciparono al massacro - non si contarono. I corpi di uomini, donne e bambini vennero orrendamente mutilati e oltraggiati.
 
Ascoltate la canzone che è bellissima,  o se volete fare un approfondimento cliccate qui



Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale
c'è un dollaro d'argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì
a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l'albero della neve
fiorì di stelle rosse
ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c'erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare
la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent'anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale
ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek

Quanto tempo deve ancora passare per capire qual è il vero senso della vita! La storia si ripete sempre ma non ha mai insegnato nulla o non si vuole imparare da lei. La storia è l'unica protagonista della creazione dell'essere umano, l'unica che resta immobile e che fa sempre male quando la si ripercorre. Impariamo da lei.