giovedì 14 gennaio 2010

DEDICATO A ENRICO BERLINGUER


In questi giorni, a Milano, si è tanto parlato di dedicare una “via” al più grande dei maestri della corruzione italiana che di nome fa Bettino Craxi. Non è che la cosa mi stupisca più di tanto, perché a differenza di tanti corrotti e corruttori che oggi fanno i parlamentari e uno è il presidente del consiglio, Craxi scappo dall’Italia come giusto era a quel tempo. Oggi invece non si fanno nemmeno processare. È giusto così, perché i tempi cambiano, e in un paese di spudorati, chi non è spudorato scagli la prima pietra.
Ora se permettete voglio pubblicare una poesia che parla del “POLITICO” con caratteri cubitali che ha scritto un mio amico di nome Giorgio Gugliotta:

“VOGLIAMO BERLINGUER

Il suo era un sorriso dolcissimo. La voce era cauta, ma ferma.
Le sue braccia dal palco avvolgevano le folle.
Come un grande timoniere, si esalta tra le onde.
Si lottava per un mondo migliore, più giusto, più uguale. Per uno Stato legale.
Si lottava dovunque e comunque, e neanche l’Unione Sovietica faceva paura.
Enrico Berlinguer non era solo un comunista: era soprattutto un comunista italiano.
Si lottava sempre. Si lottava per tutti. Fino alla morte.
E a San Giovanni piangevano in molti.
Tutti sotto un’unica grande bandiera.
Si vedeva il volto sudicio di un operaio che, appena finito il turno di lavoro, accorreva subito a dare l’ultimo saluto al grande comandante.
 Ma piangeva anche la signora impellicciata, incurante ormai del suo trucco rovinato dalle lacrime salate. Perché è morto il faro di tre generazioni. L’ultimo grande uomo ritratto nelle case del popolo. È morto il compagno Berlinguer.
E dopo? .......il nulla
Ma sono comunque felice, perché penso: …l’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa; l’importante è quello che provi mentre corri.

P.S.  Oggi nessuna delle generazioni emergenti sa chi è  Enrico Berlinguer.